Roma - Riccardo Villari(nella foto) non si dimette da presidente della vigilanza Rai. L'annuncio al termine delle votazioni per l'elezione dei vicepresidenti (eletti Giorgio Merlo e Giorgio Lainati) e dei segretari (Enzo Carra e Luciano Sardell) alle quali erano assenti i commissari di Idv e Sergio Zavoli.
Il ruolo di presidente della Vigilanza "mi è stato affidato con il voto di parlamentari che hanno svolto legittimamente la loro funzione", ha ricordato Villari motivato così la sua decisione di restare alla guida della commissione. "Mi sento un esponente e un uomo del Partito democratico, e sottolineo democratico, per questo so che il valore delle istituzioni precede il peso delle segreterie".
Il senatore del Pd ha quindi convocato l'ufficio di presidenza della commissione richiamando l'articolo 7 del regolamento, quello che riguarda l'ordinaria amministrazione dei lavori della commissione. Mossa non gradita al Pd che aveva già previsto, in caso di mancate dimissioni, la sua espulsione dal gruppo al Senato. E così è stato. L'Ufficio di presidenza del partito a palazzo Madama ha infatti escluso il senatore alla riunione del direttivo.
Ma lui non ci sta: "Non sarà una decisione unilaterale e dal sapore assai poco democratico, come quella dell'espulsione, a farmi cambiare modo di pensare o peggio a non farmi più ritenere un democratico. Rimango democratico senza bisogno del timbro di chi oggi si trova a guidare il partito. Mi chiedo - afferma - quale partito hanno in mente coloro che predicano il dialogo tra opposizione e maggioranza e poi non sono in grado neanche di confrontarsi con i propri parlamentari".
Intanto, comunque, "il gruppo del Pd non partecipa ai lavori finché non arrivano le dimissioni", fa sapere Giovanna Melandri lasciando la seduta della Vigilanza.
I presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, hanno chiesto le sue dimissioni. Da Fini arriva l'"appello al senatore Villari perché sacrifichi le ragioni giuridiche che certamente ha, in quanto regolarmente eletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai, sull'altare della responsabilità politica. La volontà di maggioranza e opposizione di convergere sul nome del senatore Zavoli - ha sottolineato - deve indurre il senatore Villari a rassegnare le dimissioni per garantire piena funzionalità alla Commissione, dimostrando così di avere un rispetto per le istituzioni assai più apprezzabile di qualsivoglia valutazione meramente formale". Secondo Schifani, invece, "l'iniziativa del senatore Villari si è positivamente conclusa, lui ha contribuito a superare una posizione di stallo e lui stesso ha dichiarato che si sarebbe fatto da parte in presenza di un accordo tra maggioranza e opposizione''.
Stesso appello anche dal premier Silvio Berlusconi che ribadisce: ''Maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Zavoli a presidente della commissione nazionale di Vigilanza. Il senatore Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni''.
La questione "ha preso un carattere farsesco", dice il segretario del Pd Walter Veltroni e ricorda che l'intesa raggiunta con Palazzo Chigi "su un nome di assoluto livello. A questo punto - presegue Veltroni - il problema non è più mio, ma tutto in casa della destra. Spetta a chi ha questa responsabilità di applicare questa intesa".
A pesare sul caso Villari, ci sarebbe poi il lavoro diplomatico di Gianni Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, riferiscono all'ADNKRONOS fonti della maggioranza, avrebbe fatto un giro di telefonate per far valere la sua moral suasion. Letta, principale sostenitore dell'accordo bipartisan sul nome di Sergio Zavoli, è stato in costante contatto con Silvio Berlusconi e, a quanto si apprende da ambienti del Pd, avrebbe avuto anche un colloquio telefonico con Veltroni, per fare il punto della situazione e avere garanzie sulla validità dell'intesa raggiunta sulla Vigilanza Rai.
In difesa di Villari si schiera invece il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli secondo il quale ''le sue mancate dimissioni sono il primo gesto di ribellione contro un partito autocratico e nient'affatto democratico. Villari - sostiene Napoli - ha correttamente privilegiato il dato istituzionale e parlamentare rispetto a quello partitocratico''. Parole alle quali si ribella il ministro ombra delle Comunicazioni Melandri: "Ci stiamo chiedendo chi comanda nel Pdl. Noi abbiamo fatto un accordo con Silvio Berlusconi e Gianni Letta su Zavoli, ora questo accordo viene smentito".
Dall'Idv Leoluca Orlando parla di una ''vicenda indecorosa che umilia un importante organismo parlamentare e di garanzia del servizio pubblico radiotelevisivo. Da tale vicenda emergono più che mai il conflitto di interessi del presidente del Consiglio, l'arroganza della maggioranza, le proposte indecenti della seconda carica dello Stato e l'azione dei furbetti del bigliettino. Insomma, siamo davanti a un quadro desolante che rischia di trasformare la commissione di vigilanza e la stessa Rai in una dependance della villa di Arcore''. (Adnkronos/Ign) |