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Marted́ 9 Febbraio - Oggi si festeggia
 
POLITICA
''IL SUO GIUDIZIO APPARE POCO DA TERZO''

DI PIETRO A NAPOLITANO: ''DEVE ESSERE ARBITRO''. QUIRINALE: ''PAROLE PRETESTUOSE E OFFENSIVE''

ROMA, 28 GEN. - Una critica durante il comizio, uno striscione polemico poi sequestrato dalla polizia, una battuta sul "silenzio mafioso", il silenzio che "uccide" e su Antonio Di Pietro si scatena la bufera. Tutto nasce nel corso della manifestazione contro la riforma della giustizia organizzata a Piazza Farnese da Italia dei Valori. Gli attacchi alle misure del governo investono le intercettazioni, il lodo Alfano, la vicenda Rai. E a un certo punto l'ex pm alza il tiro e chiama in causa il presidente della Repubblica.
''In un Paese civile si ha diritto di manifestare e ci può essere qualcuno che non è d'accordo con i suoi silenzi. Noi non siamo eversori ma lei deve essere arbitro mentre il suo giudizio appare poco da arbitro e da terzo'', afferma Di Pietro rivolto all'inquilino del Colle. La faccenda si infiamma quando viene inalberato uno striscione con la scritta 'Napolitano dorme, l'Italia insorge'. Viene fatto rimuovere dalle forze dell'ordine, ma Di Pietro non ci sta: ''Perché l'hanno sequestrato, perché non c'è diritto di manifestare senza bastoni? Lo diciamo, rispettosamente, perché il silenzio uccide, è mafioso''.
Immediata la replica del Quirinale che in una nota rimarca: la presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l'onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso onorevole Di Pietro per contestare presunti 'silenzi' del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce.
Un comunicato per il quale il leader dell'Italia dei Valori si è detto amareggiato ''per l'oggettiva disinformazione che contiene e perché mi mette in bocca ciò che non ho detto''. Di Pietro ribadisce che a suo avviso ''è stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti di tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica. In democrazia deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi".
"Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la presidenza della Repubblica - ha proseguito Di Pietro - e non ho mai offeso, né inteso offendere, il capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non è a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato''.
Posizione ulteriormente confermata in serata: ''Io non ho offeso Napolitano, ma ho ripetuto il sacrosanto appello dell'Associazione vittime della mafia che vedono con dolore il silenzio assoluto che c'è nella lotta alla mafia". Il leader dell'Idv è dunque tornato a criticare la nuova normativa sulle intercettazioni, "che renderà più difficile la lotta alla mafia".
Da più parti sono arrivate la solidarietà a Napolitano e la presa di distanza dalle parole di Di Pietro. A cominciare dalla cariche istituzionali. "E' lecito, come è più che naturale in una democrazia, il diritto sacrosanto alla critica politica, ma mai quel diritto può travalicare il rispetto che si deve a chi rappresenta tutta la nazione - è stato il monito del presidente della Camera, Gianfranco Fini - al di là del fatto che sia stato espressione di un voto unanime o meno del Parlamento che lo ha eletto".
A intervenire è stato poi anche il presidente del Senato, Renato Schifani, sottolineando che le offese al presidente della Repubblica "sono offese a tutti i parlamentari e a tutti i cittadini". Schifani si è fatto interprete del "sentimento unanime" del Senato nell'"esprimere convinta solidarietà e profondo rispetto al capo dello Stato, oggetto di accuse offensive e ingiuste".
Dure critiche a Di Pietro sono state espresse da Walter Veltroni. "Quanto accaduto a Piazza Farnese, le frasi pronunciate dall'onorevole Di Pietro, gli striscioni esibiti sono inaccettabili e inqualificabili - sono state le parole di condanna del segretario del Pd - Torniamo ad esprimere al capo dello Stato la nostra piena solidarietà e fiducia".
"Il ruolo e le parole del presidente della Repubblica - ha aggiunto Veltroni - non possono essere messe in discussione né essere oggetto di polemiche politiche strumentali. In un momento difficile per il Paese il presidente Napolitano rappresenta un punto di riferimento per l'intero Paese, per il suo ruolo di garanzia, per la saggezza e l'equilibrio dei suoi interventi".
In Aula alla Camera le parole di Di Pietro sono state difese dal vicecapogruppo dell'Italia dei Valori, Fabio Evangelisti, che ha duramente replicato alle critiche di Fabrizio Cicchitto: "Estrapolare una frase e da questo trarne un'offesa al presidente della Repubblica è un atteggiamento vergognoso e allora Cicchitto si deve vergognare di quello che ha detto, perché Di Pietro non ha offeso il presidente della Repubblica. Ha detto, chiediamo al presidente della Repubblica, con grande rispetto, che sia arbitro e spesso noi, rispettosamente, non apprezziamo i suoi silenzi''. (Adnkronos/Ign)

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