DAVOS - "Le misure attuate non bastano. Per ridare la fiducia bisogna dare un segnale maggiore perché c'é sfiducia nel settore imprenditoriale. Servono interventi per altri 7-8 miliardi, alcuni possono arrivare anche da rimodulazione di fondi". Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, parlando a margine del World Economic Forum di Davos è tornata sulle esigenze di un pacchetto italiano anti-crisi più incisivo. "Anche per l'auto bisogna fare in fretta - ha detto Emma Marcegaglia - anche i 10 giorni che sono stati indicati devono essere accelerati perché, nel frattempo, il mercato ne risente".
Emma Marcegaglia, pur sottolineando che "condividiamo le preoccupazioni di Tremonti sui conti, ma vanno dati segnali di supporto alle industria e in particolare alle piccole e medie imprese. Facciamo proposte responsabili". Così oltre al settore dell'auto, sarebbe importante anche un intervento per l'intera industria "prevedendo per tutto il settore imprenditoriale uno sgravio fiscale da dare a chi investe in efficienza energetica e ricerca. Costerebbe solo poche centinaia di migliaia di euro migliorando anche l'ambiente". Tra le proposte c'é poi quella di supportare fiscalmente le imprese che aumentano il proprio capitale: "é questo un modo per combattere anche le difficoltà create dall'attuale stretta creditizia".
Sul settore dell'auto, la presidente di Confindustria ha ricordato le proposte avanzate ieri al tavolo con il governo, sottolineando che "bisogna fare in fretta". "Abbiamo chiesto eco-incentivi da varare velocemente e con un importo maggiore rispetto a quelli del passato e con una platea maggiore. Ci sono in Italia ancora 15 milioni di auto tra EuroO e Euro2. Così tra l'altro si migliorerebbero gli obiettivi ambientali sui quali il Paese si è impegnato in sede europea. Bisogna anche intervenire sul credito al consumo, importante nel settore auto, e per supportare la componentistica". Il presidente di Confindustria ha quindi detto di apprezzare la proposta di Tremonti di un Union-Bond, senza che questo pesi sul debito dei singoli Paesi. "E' una idea intelligente e va decisa velocemente".
Il governo lavora a ritmo serrato sul pacchetto di misure per il settore auto che il ministro Scajola ha promesso di presentare la prossima settimana. Le ipotesi allo studio dei tecnici dei ministeri interessati (Sviluppo economico, Economia, Ambiente, Infrastrutture, Politiche europee) restano ancora da definire con certezza anche se l'orientamento ormai scontato sembra quello degli incentivi. Voci insistenti, che però il governo non conferma, danno come probabile un bonus di 1.500 euro per la sostituzione delle vecchie vetture euro 0, euro 1 e euro 2 (anche se non è ancora certo se inserire o meno questo ultimo segmento) con le meno inquinanti euro 4 ed euro 5 o con auto elettriche ed ibride. Il problema resta però quello dei costi dell'operazione. Le stime degli esperti infatti non coincidono affatto.
Per il Centro studi Promotor, "con l'erogazione di incentivi di 1.500 euro, l'erario incasserebbe un maggior gettito di 750 milioni, che equivale alla stessa somma erogata per gli incentivi. Quindi l'operazione sarebbe per le casse dello Stato a costo zero pur portando una crescita del pil dello 0,4%". Secondo la Cgil invece per mettere in campo incentivi della stessa cifra servono "almeno due miliardi". Potrebbe invece tramontare l'idea di un malus sui suv di nuova immatricolazione, più inquinanti e per questo finora considerati non in linea con le misure tutte ecologiche a cui punta l'esecutivo.
L'idea di penalizzarli con una tassa di 500 euro non è piaciuta affatto ai costruttori presenti al tavolo di ieri a Palazzo Chigi ed anche all'interno dell'esecutivo sembra essere sorto qualche dubbio. Accanto agli incentivi ai consumatori non sarebbe inoltre escluso un sostegno anche alle imprese che investono in ricerca e sviluppo. Il ministero dello Sviluppo economico potrebbe in questo senso rinnovare il bando in proposito già inserito in Industria 2015 (il pacchetto di misure di sviluppo varato dal governo Prodi). Il valore era in quel caso di 200 milioni di euro. Stando alla tempistica dettata da Scajola, il pacchetto di misure potrebbe arrivare sotto forma di decreto al consiglio dei ministri della prossima settimana. Nel frattempo proseguiranno i tavoli tecnici e sarà con ogni probabilità convocato anche un nuovo tavolo con le parti sociali e le imprese di categoria. Per sindacati e aziende l'importante è però agire in fretta. Anche oggi è arrivato infatti l'ennesimo allarme sullo stato di saluto, tutt'altro che invidiabile, del settore. Secondo la Fiat, la crisi economica e l'attesa degli incentivi, annunciati ma non ancora varati, provocherà a gennaio un calo delle immatricolazioni tra il 35 e il 40%. Anche il Lingotto, ha spiegato l'amministratore delegato del marchio Fiat Auto, Lorenzo Sistino, "seguirà più o meno il mercato. Faremo la nostra parte - ha detto - ma il mercato quando è basso ci preoccupa".
E proprio in attesa che si chiariscano tempi e modi di intervento il titolo Fiat ha perso in Borsa il 4,17% scendendo a 3,73 euro. La preoccupazione per la crisi del comparto non è comunque solo italiana. Anche la Commissione europea teme le ripercussioni della caduta del mercato: "L'intera catena produttiva nel settore automobilistico è ormai colpita dalla crisi, e l'impatto è particolarmente pesante per i fornitori, specialmente i piccoli", denuncia Bruxelles. Senza interventi di sostegno, "un fornitore su dieci è oramai a rischio fallimento".ansa
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