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SOTTO … COSTA (FIN TROPPO !)

(Enzo Toscano) Credo avere poco da aggiungere al tantissimo che stiamo già sentendo e vedendo riguardo l’incredibile tragedia della nave Costa Concordia; ne tanto meno accanirmi contro il comandante del Concordia, Schettino. Sarebbe come sparare su di un moribondo caricato a bordo di una ambulanza della Croce Rossa. Dopo l’incredibile sua condotta durante e dopo il disastro, ed il terrificante “cazziatone” preso in diretta dal Comandante della Capitaneria di Livorno Cap. De Falco (che ha fatto il giro del mondo in poche ore), Schettino è una persona ormai finita come carriera e sicuramente per sempre segnato dal marchio della codardìa, al netto delle condanne penali e civili che la Magistratura potrà determinare nei suoi riguardi. Vorrei in
questo contesto estrapolare alcune considerazioni, una personale e soggettiva, l’altra più propriamente di carattere generale. Si sta facendo innanzitutto un gran parlare e mettere a confronto Schettino, sicuramente  inaffidabile (sopratutto sotto l’aspetto psicologico) comandante di nave crociera, ed un Ufficiale della Marina Militare come De Falco. Nella fattispecie, fatti salvi i molti ed onesti lavoratori presenti sulle navi crociere, rimane a mio personale parere una differenza tra due mondi, quello del pubblico da tutti deprecato e calunniato dove sembra che ovunque nulla funzioni e che la moralità non esiste, ed il mondo del privato da tutti osannato, decantato ed esaltato. Nella realtà si vede l'enorme differenza tra il senso del Dovere del militare abituato per tradizione, soprattutto se comandante, a morire con la propria nave in combattimento o per naufragio, e l'uomo privato che gestisce il tutto per i propri affari o per i suoi interessi. Questo episodio è un esempio di quanto l’essere un Pubblico Ufficiale comporti, se attuato secondo il dovuto, una concezione ferrea del Dovere. Ciò che deve essere fatto lo si fa, o almeno lo si tenta anche a rischio della propria vita, mentre c’è quello che agisce solo per propri affari, nel caso in oggetto abbandona vilmente il luogo di cui ha la responsabilità, adducendo poi le più stupide e banali giustificazioni, che aggravano di più se non avesse già toccato il fondo, la propria integrità. Chiarito questo mio primo concetto, credo che Schettino non è poi l’unico “colpevole” di questa tragedia e non soltanto perché la Procura ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di altri ufficiali presenti a bordo, tutta gente evidentemente di scarsa cultura marinara oltre che di onore e coraggio, che hanno pensato bene di svignarsela insieme al comandante, abbandonando così per primi la nave e lasciando quattromila passeggeri in piena emergenza terrorizzati a sbrigarsela da soli. La realtà è che questi enormi Quartieri galleggianti, più grandi ed affollati di alcuni rioni cittadini, svolgono  il loro compito di crociera effettuando nella gran parte il classico “Giro del Cortile” del Mar Mediterraneo tra Barcellona, Maiorca, Nizza, Tunisi, Genova, Venezia e le zone limitrofe turistiche e costiere di Croazia e nord Africa. Nonostante l’enorme mole normalmente non sono navi addestrate ed attrezzate per affrontare traversate del Pacifico o dell’Atlantico, o doppiare il Capo di Buona Speranza tra tornadi, cicloni e tifoni. L’unica cosa che si richiede a queste grosse navi e di fare con la massima tranquillità ed allegria il giretto turistico nella Grande Bagnarola del Mediterraneo; invece ecco che “viene a galla” la faccenda dell’Inchino, cioè della insana tradizione contro ogni legge di navigazione marittima, di accostare l’enorme nave, festosa ed illuminata, al massimo di vicinanza alla costa, per omaggiare le persone ivi residenti, cosa che fanno spesso tra l’altro molte navi crociere. Tutti ammettono: “Non è stata la prima volta”. È possibile che nessuno all’interno di Costa Crociere sapesse di questa pericolosa abitudine? Un ufficiale presente a bordo a dimostrazione che non si trattava di una novità, di un’improvvisazione, ma d’un gesto consapevole, ha ammesso di aver tracciato la rotta dell’inchino sin dal primo momento alla partenza da Civitavecchia, chiedendo solo a Schettino di prestare attenzione al grosso ed aggiungiamo noi famoso sperone di roccia dell’Isola del Giglio. Perché le società armatrici tollerano queste bravate pericolose, e le autorità preposte non vigilano sull’applicazione delle leggi di navigazione marittima ? Abbiamo addirittura visto le foto di una di queste immense navi entrare quasi dentro Venezia, senza che nessuno dicesse niente. E poi gli ufficiali preposti in queste navi crociere sono veramente affidabili o sono solo dei damerini irresponsabili ? Regole basilari, semplici ed elementari, non complicate, che eviterebbero altre simili ed incredibili tragedie. Come avete notato, ho volutamente evitato di commentare quello che tutti abbiamo visto durante le concitate ore del disastro, a bordo e fuori la nave. Osservo solo che tutto ciò è accaduto a qualche bracciata dalla costa, con mare calmo e piatto, laddove in estate frotte di bagnanti prendono il sole e si fanno la consueta nuotatina, certamente non in pieno Oceano Pacifico in tempesta, al largo delle isole Marshall e nel bel mezzo della Fossa delle Marianne. Se non ci fossero per mezzo tanti morti, dolore, terrore e paura, questa situazione sarebbe paradossale ed incredibilmente comica.

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