Categoria: SAN TAMMARO Pubblicato Mercoledì, 21 Dicembre 2011 07: :23 Scritto da redazione+ Visite: 142
San Tammaro (Nando Cimino) - “Mi piacerebbe si tracciasse la storia degli ingannamenti, se mi è consentito usare questo termine classico, che sono stati perpetrati dalla Regione Campania, nei confronti di Carditello!” Così esordisce, in una intervista rilasciata a “GoldenWeb tv”, la professoressa Jolanda Capriglione, presidente del Club Unesco di Caserta. Il riferimento è alla giunta Bassolino che aveva ipotizzato una serie di interventi di restauro e progetti, finanziabili con fondi regionali che, di fatto, non hanno mai superato la soglia dei proclami. La responsabile dell’Unesco casertana, ricorda anche che, l’insediamento della TAV, all’epoca dei lavori della linea veloce nell’area, all’interno del sito reale, fu un vero e proprio atto criminale. Si scorge l’amarezza, nelle parole della stimata professoressa quando ricorda anche come, riferendosi alla gestione operata dal Consorzio Unico di Bacino del Basso Volturno: “Quel bizzarro commissario Di Nardo non se ne è proprio importato del sito”, se non limitandosi a qualche convegniuccio o a qualche sporadica apertura dei cancelli. In sintesi però, la responsabile dell’Unesco locale, si manifesta possibilista circa l’acquisizione della Reggia di Carditello da parte di qualche privato, sostenendo che, comunque, esistono leggi che tutelano i patrimoni di interesse storico e architettonico e che la cosa veramente importante, è che Carditello si salvi, nell’interesse della Storia. Ma lo scopo principale, non dovrebbe essere quello di mantenere la fattoria borbonica di pertinenza pubblica, onde favorirne l’annessione al prezioso elenco dei beni di particolare valore storico e architettonico, tutelati dall’Unesco? Se cade nelle mani dei privati, potranno esserci tutte le leggi del mondo, ma sarà sempre un ricco patrimonio privato, non più fruibile dalla gente di Terra di Lavoro e oltre. Certe contraddizioni lasciano l’amaro in bocca e c’è da chiedersi quale avvelenato vento stia soffiando, nel sottobosco di questa vicenda, sempre più torbida. La “damnatio memoriae” dei Borboni prosegue. Allo stato attuale, infatti, non si comprende ancora perché, la Reale tenuta di Carditello, non venga tutelata, come si conviene ad un sito di così grande rilevanza.