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Berlusconi designa Alfano suo successore

(di Antonio Gaudiano)  – Che con la designazione a segretario del PDL di Angelino Alfano,  Berlusconi abbia voluto automaticamente designare il suo successore, anche chi non ‘frequenta’ la politica l’aveva ben compreso. Designazione, si dica pure,  fatta quasi in fretta e furia, visto che lo statuto del Popolo Della Libertà (costruito sulla fattispecie di partito personale) neppure prevedeva un tale incarico. Del resto non è stato forse Berlusconi ad inventare la vendita degli appartamenti su progetto: cioè prima il proprietario e poi la realizzazione dell’immobile?

Oggi arriva l’annuncio della successione al trono vera e propria. "Nel 2013 lascio, tocca ad Alfano", ha dichiarato il premier in un’intervista pubblicata oggi da Repubblica. E ha continuato dicendo che andrebbe via anche subito, ma che dovrà attendere che si concluda la legislatura. E nel 2013 lui conterà 77 lune, troppe, secondo Berlusconi, per un presidente del Consiglio.

Ma assicura che farà da ‘padre nobile’ impegnandosi sia per la candidatura di Alfano a Palazzo Chigi, e sia (e anche questa non è una novità) per l’elezione di Letta alla carica di Presidente della Repubblica.

Un annuncio, non c’è che dire, ben congegnato sia nei tempi che nei modi. Alla designazione di Angelino Alfano a segretario del PDL, e di conseguenza, a candidato a Palazzo Ghigi, ha provato a mettersi di traverso (dall’esterno) la Lega, strizzando l’occhio al ministro Tremonti che, riconoscente, teneva addirittura un comizio in stile leghista a Bologna nelle ultime elezioni amministrative che poi si sa come sono andate a finire.

Male soprattutto per la Lega battuta in casa. Un risultato che ha costretto il Senatur a convocare il popolo leghista sul sacro pratone di Pontida e da lì dare due ultimatum a Berlusconi (il solito gioco delle parti). Tra questi: la riforma fiscale. Ma quando il divo Tremonti si è visto tirare per la classica giacchetta ha risposto che il cordoni della borsa erano stretti e così sarebbero rimasti, provocando il dietrofront della Lega sulla sua persona. A quel punto ‘scaricare’ Tremonti per Berlusconi è stato un gioco da ragazzi: “E’ l’unico che non fa squadra”, ha detto.

Con questa mossa Berlusconi porta a casa più di un risultato, primo fra tutti allentare l’enorme pressione (politica, giudiziaria, mediatica) sulla sua persona, come dire: è inutile attaccarmi e continuare a chiedere le mie dimissioni, fra un paio d’anni lascerò il campo libero.  Scaricando di conseguenza il peso su chi, in un partito di concezione classica, ne è il segretario politico ed il nocchiero nelle scelte politiche.

Ma Alfano che stupido non è si è subito affrettato a smentire: nel 2013 la leadership è ancora di Silvio Berlusconi e comunque si faranno le primarie per le designazione del candidato PDL a Palazzo Chigi. Ben conscio Alfano che la prima persona ad essere designata è in genere quella che per prima viene ‘bruciata’. E conscio altresì che due anni sono lunghi per stare in continuazione sulla graticola dei giochi di potere interni al PDL.

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