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San Tammaro. A Torino la Reggia di Venaria viene restaurata, a San Tammaro la Reggia di Carditello viene abbandonata

SAN TAMMARO – (Nando Cimino) Il Real sito di Carditello continua a far parlare di sé. Va detto, infatti, che ha suscitato interesse e notevole disappunto nell’opinione pubblica, l’infausta sorte che sta toccando la settecentesca fattoria borbonica. Una vicenda contorta in cui emergono con evidenza le responsabilità di coloro che hanno permesso il degrado e lo sfacelo in cui attualmente versa il monumento borbonico. E il confronto con la “Reggia di Venaria”, in provincia di Torino, spesso citato anche dal sindaco di San Tammaro, Emiddio Cimmino, acuisce ancor di più il senso di abbandono che

questo angolo di Terra di Lavoro, sperimenta sulla propria pelle. La grandezza di un territorio, la sua capacità di crescita e di progredire, è direttamente proporzionale alla capacità e allo spirito di coloro che lo rappresentano; la vicenda del sito torinese, ne fornisce ampia dimostrazione. Il progetto che avvolse la Reggia dei Savoia, trovò l’appoggio della comunità europea, del ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Piemonte. Un impegno che ha rappresentato la più grande opera di restauro a livello europeo. Un allineamento politico e amministrativo che ha trasformato quel luogo, in un uno dei cinque siti culturali più visitati in Italia e punto di attrazione per un pubblico internazionale. Non tutti sanno, però, che il sito piemontese dei Savoia gode della protezione dell’Unesco, mentre a Caserta per la Casina di caccia dei Borbone, la responsabile della locale sede Unesco, Jolanda Capriglione, ne auspica l’acquisto da parte di qualche facoltoso giapponese. “Gli affreschi di Carditello non esistono più! Ormai sono rimasti solo stanzoni vuoti”, aveva commentato la Capriglione qualche settimana fa. È bene ricordare, poi, che nello stesso periodo in cui a Torino si inaugurava la Reggia di Venaria, in Campania, un’intera classe politica veniva travolta dall’ennesimo scandalo dei rifiuti, sparsi per le strade del capoluogo partenopeo. Il tutto mentre, nell’abbandono generale, franavano anche le antiche mura di Pompei. Continua, intanto, l’impegno di tante associazioni che si affannano sul web nell’apprezzabile lancio di petizioni per salvare la Reggia di Carditello. Nello stesso tempo, ricordiamo, che i salotti culturali del nord del Paese e di buona parte di quell’Europa, culturalmente rapita dalle nostre migliori espressioni artistiche, attraverso lo stesso web, si sono dati appuntamento dallo scorso 17 novembre al prossimo 29 gennaio nelle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria dove, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, è esposto il celebre “Autoritratto di Leonardo da Vinci”. Inutile nascondersi; il caso Carditello esiste. E’ un caso storico, amministrativo, giornalistico e, sicuramente, politico. Non è un caso giudiziario; almeno non per ora.

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