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San Tammaro (Nando Cimino) - La storia di Romina Del Gaudio, la 19enne partenopea rivenuta cadavere il 21 luglio del 2004 tra i rovi del bosco di Carditello, ha una nuova testimonial. Si tratta dell’autrice casertana, Anna Verlezza. Scrittrice di numerosi romanzi dal grande seguito e di coinvolgenti raccolte di poesie, è entrata a far parte delle cronache letterarie con ‘L’Angelo che imparò a volare’, in cui è raccontata la storia del piccolo Francesco Pio Martinisi, di San Felice a Cancello, morto, insieme alla nonna Enza, presso il Centro Neurologico di Lauderdale, in Florida, a seguito delle gravi ustioni riportate nell’esplosione della camera iperbarica, mentre curava la sua tetraparesi spastica. Il ricavato dalla vendita del libro è stato interamente devoluto all’associazione ‘Il sorriso di Frio’, che si occupa di progetti per i bambini diversamente abili. L’autrice, con il medesimo scopo dell’opera precedente, ha deciso di dedicare la sua nuova fatica letteraria, alle donne vittime della più inconcepibile barbarie umana. E’ la stessa scrittrice ad illustrare le ragioni profonde di questo suo nuovo impegno che gravita intorno al tema del femminicidio e della violenza sulle donne: “Sono una donna e questa affermazione già basterebbe, da sola, a spiegare il perchè della mia decisione. Invece no! Mi piacerebbe rendere chiaro che tutto nasce dall'esigenza di raccontare il mondo, fin troppo nascosto, delle donne. Un mondo che le vede spesso felici ma anche un mondo innaturale in cui, altrettanto spesso, si sono ritrovate catapultate; quello della brutale violenza. Io mi sono sentita chiamata a parlare di me, di loro, di tutte noi – prosegue l’autrice - perchè, nonostante la civiltà progredisca e le leggi cambino, le donne sono considerate l'anello debole della catena che unisce i vari aspetti della nostra moderna società. Ricordo benissimo la storia di Romina, non solo perchè mia conterranea, ma perchè donna, ancora una volta, considerata oggetto. Empaticamente, e di questo ogni singola donna me ne saprà dare atto, ho annusato l’odore della paura, lo smarrimento nell’attimo della morte, così come già successo per la storia di Roberta Lanzino, giovane calabrese vittima della follia umana, con cui mi cimento nello stesso libro. Le due ragazze hanno molto in comune dall'età, al mese del ritrovamento ma, più d'ogni altra cosa, avevano in comune lo status impresso su una carta d'identità: sesso femminile. Romina sarà per sempre – conclude l’autrice che presto visiterà anche il luogo del ritrovamento dei poveri resti della ragazza - una donna per le altre donne. Ed è per questo che la sua storia va raccontata!”

 

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