Santa Maria Capua Vetere
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(Nando Cimino) - Era uscita di casa per cercare di concludere qualche contratto telefonico quando è scomparsa da Aversa, quella tragica giornata di sette anni fa; era il 4 giugno del 2004 e Romina Del Gaudio, aveva solo diciannove anni. Il 21 luglio del 2004, una telefonata anonima, giunta al centralino dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, rivela la presenza di un cadavere nel bosco adiacente il Real Sito di Carditello. Occultato nella fitta boscaglia, i militari scoprirono il cadavere di una donna in avanzato stato di decomposizione. Dei miseri resti, ne avevano fatto macabro pasto cani randagi, volpi, ratti e corvi. Sarà la prova del Dna, a confermare che il cadavere di Carditello, era ciò che restava della povera Romina Del Gaudio, scomparsa quarantasette giorni prima dai vicoli di Aversa. Stuprata, subito dopo il suo rapimento, venne poi finita con una coltellata alla schiena e con due colpi di pistola alla tempia, esplosi da una pistola calibro 22 a distanza ravvicinata. Un omicidio efferato, ispirato dalla lucida follia di chi aveva premeditato la dissacrazione del tempio della giovane partenopea. Grazia Gallo, madre combattiva della vittima, ha sempre sostenuto che la figlia sarebbe stata rapita per ritorsione nei confronti del marito che, proprio in quel periodo, doveva testimoniare in un processo in cui sarebbero coinvolti personaggi casertani, forse, legati al clan dei casalesi. Il successivo esame del Dna di filiazione, richiesto e ottenuto da Grazia Gallo nello scorso mese di settembre, ha confermato quanto appurato dal primo test genetico condotto dai Ris di Parma, allora diretti dal generale Luciano Garofano; il corpo rinvenuto nella foresta di Carditello, è quello di Romina Del Gaudio. La perizia, ha però fatto emergere un significativo elemento che potrebbe dare nuovo respiro alle indagini, tenacemente sostenute dall’avvocato di parte, Giorgio Pace del foro di Napoli. Le attuali risultanze medico-legali infatti, darebbero forza alla compatibilità tra il coltello sequestrato nell'abitazione di uno degli indagati e le ferite inferte sul corpo di Romina. E’ nota la telefonata giunta presso l’abitazione della mamma: “Sono colui che ha…, le chiedo perdono, di quello che ho commesso… su vostra figlia. Mi costituirò al più presto. Le chiedo perdono di nuovo.” Mai nessuno però, si è costituito. Quella del maniaco occasionale e quella della vicenda giudiziaria del padre, sono le piste seguite dalla Procura che si è vista rigettare per ben tre volte, la richiesta di archiviazione del caso, grazie alla tenacia della madre di Romina e del suo avvocato ma anche grazie, all’illuminato GIP, Paola Piccirillo. Allo stato, per l’omicidio di Romina del Gaudio, la Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha iscritto nel registro degli indagati, Luciano Agnino, dirimpettaio della vittima e l’amico, Fabio Fiore. Non è giusto creare un parallelo, tra le dolorose vicende che attraversano il Paese e di cui tanto si dibatte ma, nello stesso modo, è ingiusto che, il caso di Romina Del Gaudio, appaia quasi dimenticato. Chi ha ucciso Romina del Gaudio? A che punto sono le indagini sul suo efferato omicidio? Una vicenda intricata e misteriosa è vero ma, quei miseri resti, rinvenuti nella foresta di Carditello, qui a San Tammaro, aspettano ancora che la mannaia della giustizia, cada sul collo dei suoi carnefici. Intanto, c’è chi sta preparando una sottoscrizione, per dedicare, il vecchio viale in selciato, che attraversava la foresta all’epoca delle passeggiate di caccia dei reali Borboni, a Romina Del Gaudio per non dimenticare e per testimoniare la lotta contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne.