Capua -  il Luogo della Lingua Festival è la rassegna promossa dall’associazione Architempo che dal 2005 coinvolge la città di Capua ogni anno e che vede la letteratura attorniarsi di altrettanti validistrumenti: il cinema, il teatro, l’arte visiva, l’arte audiovisiva e quellamultimediale, la musica e tutte le sue declinazioni, l’architettura, la scultura e la fotografia. Una poliedricità che appartiene al linguaggio, anzi ai linguaggi, che non poteva non essere celebrata a Capua, uno dei luoghi simbolo dell’espressione che prima di ogni altra ci appartiene, la lingua italiana.

È a Capua, infatti, altera Roma secondo Cicerone, considerata “Porta del Sud” fino all’Unità d’Italia, che nel 960, precisamente 1051 anni fa, si ha il “Placito Capuano” o “Carta di Capua”. Il “Placito Capuano” è unanimemente riconosciuto dagli storici come il primo documento del volgare italiano. L’idea di ispirarsi a esso per il tema di un festival nasce proprio dall’esigenza di sottolinearne l’importanza per il nostro patrimonio linguistico e culturale.

L’antica e affascinante città, testimone privilegiata del passaggio della storia nel nostro territorio, si trasforma nei giorni del Festival in palcoscenico. Cultura, letteratura, teatro, musica, arte, gastronomia si fondono a Palazzo Lanza, al Museo Campano, sede delle prestigiose Matres Matutae, al Castello di Carlo V e in tutti i numerosi luoghi storici della città per dare vita ad un unico grande spettacolo dal vivo.

Un’operazione di ricostruzione di un’identità culturale del territorio, fondamentale per immaginare un futuro possibile. Tantissimi gli ospiti che in questi anni hanno calcato il palcoscenico del Capua il Luogo della Lingua, insieme agli amici di sempre, gli scrittori, gli artisti, gli storici, gli attori e i giornalisti che da anni rendono vivo con il loro impegno il festival, ai quali prima di tutti va il nostro ringraziamento.

Domani sera, dalle ore 21.30 al ristorante Ex Libris di Palazzo Lanza (Capua) Manuela Piancastelli, giornalista, scrittrice, vignaiola,  e il vino Falerno dell'azienda Nugnes chiuderanno  il ciclo d'incontri del Premio Falerno Primo Romanzo edizione 2011, tra degustazioni e racconti di vita. Nel corso della cena, Manuela Piancastelli e Nugnes candideranno Matteo Martone, e la sua opera prima dal titolo "Vecchi nodi"edito da Fazi.
Maurizio, Alfio, Sergio e Liliana non potrebbero essere più diversi tra loro, accomunati solo dall’età. Tutti anziani, tutti col proprio carico di fantasmi e ricordi con i quali venire a patti, intorpiditi da una routine che fingono d’accettare di buon grado, pur di riempire giornate sempre uguali e spese tra panchine, festicciole danzanti in circoli per la terza età, conversazioni stanche che nascondono la verità dei pensieri e l’ansia del passato che brucia: il passato di Maurizio, ex agente dei servizi segreti, con il cuore chiuso a doppia mandata per un’esistenza consumata nella finzione e nel silenzio che gli è costata la perdita di moglie e figlia; quello di Sergio, ridotto a uno stato di povertà e costretto a vivere in un sottoscala; e ancora Liliana, sensibile e piacente, innamorata senza speranza di Maurizio, e Alfio, vecchietto spavaldo e di fede berlusconiana che non perde occasione per ostentare il suo sentirsi giovane. Proprio Alfio, dopo tante insistenze, riesce a trascinare Sergio e Maurizio in una serata di bagordi dagli imprevedibili sviluppi: per salvare la giovanissima Nina dalle grinfie dal fratello Emeljan, che la costringe a prostituirsi, i nostri “vecchietti terribili”, eroi loro malgrado, si ritroveranno invischiati in un rocambolesco susseguirsi di fughe, botte, appostamenti. La salvezza di Nina diverrà per tutti loro una questione di vita o di morte, una nuova e forse ultima possibilità per decidere qualcosa d’importante che dia valore alla propria esistenza e regali ancora un guizzo di giovinezza. Un romanzo divertente e profondo, al centro del quale Matteo Martone pone un mondo della terza età lontano da stereotipi sociologici, vitale, dinamico, capace di una solidarietà e di un coraggio insoliti e commoventi.
PREMIO FALERNO PRIMO ROMANZO 2011:
  • Nove libri, selezionati tra le opere prime di tutte le case editrici italiane, sono stati candidati al Premio da scrittori, giornalisti, storici, operatori culturali, tutti rigorosamente campani, chiamati a fare da giurati per il premio;
  • ad ogni candidato sarà dedicata una cena all'Ex Libris di Palazzo Lanza, e abbinata un’azienda produttrice di Falerno che accompagnerà gli incontri a tavola, condotti dalla giornalista Mariamichela Formisano, tra letture collettive, cene-presentazioni e degustazioni. L'appuntamento è fissato alle ore 21.30 di tutti i giovedì a partire dal 14 aprile e fino alla serata conclusiva del Premio, che si terrà sempre a Palazzo Lanza, il prossimo 19 giugno nell’ambito della serata conclusiva del "Capua il Luogo della Lingua Festival", promosso dall’associazione Architempo con la direzione artistica di Giuseppe Bellone;
  • i quattro romanzi finalisti, che verranno poi presentati dai propri autori nella serata conclusiva del festival "Capua il Luogo della Lingua" il 19 giugno, saranno decretati dal giudizio dei comitati di lettura, formatisi all’interno delle librerie amiche del Premio della provincia di Caserta: la libreria Guida di Capua, la libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere, le librerie Mondadori di Caserta e Teverola, la libreria Ticonzero di San Nicola La Strada. Il vincitore assoluto del Premio sarà quello che tra i quattro romanzi finalisti avrà ottenuto anche il maggior numero di voti online attraverso il sito www.premiofalerno.it.
Ecco il calendario degli incontri:
14 aprile - lo scrittore Massimiliano Palmese candida Cristiano de Majo autore di “Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico” (Ponte alle Grazie), abbinato  all’azienda Masseria Felicia;
21 aprile - lo scrittore Francesco Forlani candida Elisa Ruotolo autrice di “Ho rubato la pioggia” (Nottetempo), abbinato all’azienda Papa;
28 aprile -  la giornalista/scrittrice Rosaria Capacchione candida Barbara Di Gregorio autrice de “Le giostre sono per gli scemi” (Rizzoli), abbinato all’azienda Moio;
5 maggio - il giornalista/scrittore Piero Sorrentino candida La vita accanto (Einaudi) di Mariapia Veladiano, abbinato  all’azienda Villa Matilde;
12 maggio -  lo scrittore Maurizio de Giovanni candida “Volevo solo svegliarmi tardi la mattina” (Centoautori) di Antonio di Costanzo, abbinato  all’azienda Della Sellecola;
19 maggio - l’operatrice culturale Paola Servillo candida  “Teatro fuorilegge”  (Spartaco) di Tony Laudadio, abbinato alla Quality Wine Selection di Nicola Trabucco;
26 maggio - lo scrittore Luigi Romolo Carrino candida "Devozione" (Einaudi) di Antonella Lattanzi, abbinato all’azienda Migliozzi;
2 giugno - la docente e presidente dell’Unesco di Caserta Jolanda Capriglione candida “Il medico dei vicoli” (Sperling) di Lucio d'Alessandro, abbinato all’azienda Regina Viarum;
9 giugno - la giornalista e vignaiola Manuela Piancastelli candida  “Vecchi nodi” (Fazi)  di Matteo Martone, abbinato all’azienda Nugnes.

Ultimo week end della mostra di Riccardo Dalisi a Capua. Un successo siglato da oltre tremila visitatori in un mese.
CAPUA - La visione del paesaggio urbano di Capua, con la quale Dalisi ha ribaltato schemi e prospettive tradizionali, è piaciuta. E sono stati oltre tremila i visitatori che, dallo scorso 5 maggio, hanno visitato la città per scovarvi le opere del maestro tra gli scorci più suggestivi ed insoliti del centro storico. Le fotografie della città, invece, scattate da Bruno Cristillo e rivisitate dal tratto originale di Dalisi accoglievano il pubblico nei saloni del Museo di Arte Contemporanea (Mac), eletto cuore della mostra curata dall'architetto Giuseppe Coppola.
"Il nostro Museo - ha commentato Gigi Brandi, direttore artistico del Mac - meritava un cambiamento, che non significa rinnegare i talenti del nostro territorio ai quali il Mac ha aperto le porte con sale e studi dedicati. Cambiamento significa aprirsi all'esterno, ed il maestro Riccardo Dalisi, talento campano tra i più quotati e noti al mondo, rappresenta il miglior modo per avviare questo percorso. Un percorso che è sì di arricchimento e visibilità, ma è soprattutto di crescita per le realtà artistiche locali, le stesse che oggi presenziano al Mac di Capua e che presto proporremo in realtà espositive nazionali degne del talento inestinguibile del nostro territorio. Ciò è stato negli intenti dell'amministrazione comunale da sempre, e ciò è quanto oggi io intendo realizzare".
E mentre ci si prepara all'ultimo fine settimana di esposizione, Riccardo Dalisi fa un bilancio dell'esperienza Capuana e dei progetti futuri legati alla città.
"Mi piacerebbe continuare questo dialogo tra opere moderne e architetture antiche, magari individuando a Capua un luogo in cui la mia arte si stanzi per divenire elemento attrattivo rivolto a talenti nazionali ed internazionali".
Perchè proprio a Capua?
"Perchè questa città ha un fascino unico. Sembra che dorma, da secoli, lontana dal frastuono artistico ed architettonico della contemporaneità. Sembra che attenda silente l'espressione artistica degna di violarne il suo immobilismo, lo stesso su cui ancora aleggiano le Matres Matutae, custodi e garanti di una sacralità atavica scolpita nella pietra. Credo che le mie opere si leghino perfettamente a questo tessuto, riprendendo temi cari all'architettura antica seppure in chiave moderna".
Le opere in mostra a Capua sono state pensate ad hoc per la città?
"No. Ed è questo il dato significativo: le mie creazioni sembrano nate apposta per questa atmosfera, la stessa che ha chiuso la storia recente fuori dalle mura della città aspettando l'occasione giusta per riaprire il dialogo. Un dialogo tra antico e moderno che può e deve avvenire solo in maniera singolare, altrimenti diventa pericoloso. E mi piace pensare che questa singolarità sia rappresentata oggi dalla mia arte, e che il dialogo possa continuare. Essere accolto dal ventre antico della città, tra le più ritrose del nostro territorio, è emozionante. E la mia espressione artistica si carica di un valore indicativo per quanti vorranno seguirmi a Capua".
RICCARDO DALISI: DISEGNO/DESIGN DI CAPUA.
La città e il museo – entrambi concepiti come laboratorio di idee – interagiscono assieme per mettere in scena una “visione” del paesaggio urbano che ribalta gli schemi e le prospettive tradizionali. Il tema suggella l'incontro di due realtà d'eccezione: Riccardo Dalisi, architetto, designer, artista, presente nelle collezioni dei principali musei, e Capua, città che racchiude nella cerchia delle sue mura una stratificazione storica di spessore e densità estremi. Nella città le opere sono installate in luoghi non convenzionali: non al centro delle piazze, collocate su alti basamenti, ma dietro le finestre, nelle logge dei palazzi o nelle nicchie delle chiese, in prospettive oblique, come presenze animate che osservano la città e i suoi abitanti, attraverso una particolare angolazione che persegue tre obiettivi: concepire l'opera d'arte non tanto per le sue valenze estetiche e compositive, ma per la maniera in cui interagisce con l'ambiente e per i contenuti concettuali che esprime; stimolare il passante che si ritrova coinvolto in un sistema di relazioni prospettiche inusuali; infine ribaltare la visione tradizionale del paesaggio e focalizzare l'attenzione non sulle opere, ma sullo spazio urbano, oggetto dello sguardo e luogo centrale della ricerca artistica. La seconda parte del progetto interessa il museo d’arte contemporanea, impegnando sul tema della ricerca anche il suo direttore artistico Luigi Brandi. All'interno del museo sono esposte alcune immagini fotografiche della città di Capua, realizzate da Bruno Cristillo, sulle quali è stato chiesto a Dalisi, architetto e designer prima ancora che scultore e pittore, di ipotizzare degli interventi urbani di arte e design in maniera totalmente libera, assumendo Capua come laboratorio virtuale per una riflessione più ampia, che va al di là dello specifico contesto per affrontare in termini più generali il rapporto tra arte, design e ambiente urbano.
Riccardo Dalisi è nato a Potenza nel 1931, ha ricoperto la cattedra di Progettazione presso la facoltà di Architettura di Napoli. dove è stato direttore della Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale. Negli anni Settanta, assieme a Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branzi e altri, è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva tutti i gruppi e le persone che in Italia coprivano l'area più avanzata della cosiddetta “architettura radicale”. Da sempre impegnato nel sociale (resta fondamentale l'esperienza del lavoro di quartiere con i bambini del Rione Traiano), ha unito ricerca e didattica nel campo dell'architettura e del design accostandosi sempre più all'espressione artistica come via regia della sua vita. Nel 1981 ha vinto il premio Compasso d'Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana. Negli ultimi trent'anni si è dedicato intensamente alla creazione di un rapporto sempre più articolato e fecondo tra la ricerca universitaria, l'architettura e il design, la scultura e la pittura, l'arte e l'artigianato, mantenendo al centro la finalità di uno sviluppo umano attraverso il dialogo e il potenziale di creatività che ne sprigiona. Nel 2010, dopo una lunga ricerca preparativa, ha presentato, in collaborazione con la Triennale di Milano e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, la prima edizione del “Premio Compasso di latta”, iniziativa per una nuova ricerca nel campo del design nel segno del sostegno umano, della eco compatibilità e della decrescita. Diverse mostre dedicate alla sua attività di architetto, di designer, di scultore e di pittore sono state allestite in Italia e all'estero. Tra queste citiamo: la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano, la Biennale di Chicago, il Museo del Design di Denver, il Guggenheim Museum di New York, il Museo di Copenaghen, il Museo di Arte
Contemporanea di Salonicco, Palazzo Reale di Napoli, la Galleria Lucio Amelio di Napoli, la Fondazione Cartier di Parigi, il Museo delle Arti Decorative di Montreal, il Tabak Museum di Vienna, il Museo Zitadelle Spandau di Berlino, Castel dell'Ovo a Napoli.

CAPUA – (Nunzio De Pinto)Lunedì scorso le caserme dei reggimenti addestrativi (R.A.V.) del Raggruppamento Unità Addestrative (R.U.A.) dell’Esercito hanno aperto le loro porte a circa 3.200 nuovi Volontari in Ferma Prefissata di 1 anno (VFP1). Questi giovani sono i vincitori del 2° blocco 2011 e affronteranno nove settimane di intenso addestramento di base. Presso la sede di Capua, intitolata al Maggiore MOVM Oreste Salomone, sono dislocati due reggimenti addestrativi, il 17° ed il 47°, nonché il reparto supporti, mentre l’85° Reggimento “Verona” di stanza a Montorio Veronese, il 123° Reggimento “Chieti” con sede a Chieti ed il 235° Reggimento “Piceno” di stanza ad Ascoli Piceno, concorrono a completare il quadro dei reparti addestrativi. I 3.200 uomini e donne volontari affronteranno una nuova realtà, che richiederà loro un radicale cambiamento delle abitudini. Dovranno adattarsi in tempi ristrettissimi alla vita in comune, agli orari che scandiscono la giornata ed alle norme e regole che disciplinano la vita dei militari alle armi. Provenienti da diverse aree geografiche della penisola e di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, 1.815 giovani Volontari sono stati assorbiti dal 123° "Chieti" di Chieti, dall’85° "Verona" a Verona e dal 235° "Reggimento Addestrativo" di Ascoli Piceno, l'unico reparto riservato all'addestramento delle donne. Gli altri 1.375 sono giunti al 17° Reggimento “Acqui” e al 47° Reggimento “Ferrara”, nella Caserma “Oreste Salomone” in Capua, dove permarranno per un periodo di tempo di nove settimane al termine del quale, verranno assegnati alle diverse Unità d’impiego, logistiche e territoriali della Forza Armata, dislocate su tutto il territorio nazionale. Durante le settimane che trascorreranno presso i Reggimenti Addestrativi, i frequentatori di corso svolgeranno un addestramento finalizzato all’acquisizione delle principali e fondamentali nozioni di base per la formazione alla “vita militare”. L'insediamento militare di Capua ha una estensione di circa 120 ettari e una capacità alloggiativa di oltre 2.000 unità. Il complesso ha un perimetro di circa nove chilometri. Visite di incorporazione, vaccinazioni e vestizione le prime tre attività che saranno affrontate dai giovani corsisti, cui faranno seguito lezioni teoriche e pratiche, addestramento sul terreno ed una esercitazione finale. Due mesi e due settimane intensissime, necessari per acquisire le basi di quella che per molti di loro potrebbe diventare la professione del futuro.

CAPUA - Fortemente voluta da Vittorio Sgarbi curatore del Padiglione Italia della 54esima Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia l’opera “Fieramosca” sarà installata nei Giardini dell’Arsenale come l’opera selezionata a rappresentare la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Si tratta di un gigantesco elmo di bronzo e acciaio, nato da un’idea dell’artista casertano e capuano d’adozione Arturo Casanova, Architempo di Capua e Segmento A di Caserta. Il grande elmo  ha l’eccezionalità di esplicarsi anche attraverso la peculiare inclinazione di 16° dell’ asse rispetto al piano di appoggio è composto da circa 150 placche di bronzo saldate assieme, raggiungendo le misure di 8m in altezza e 6 m di diametro e con un peso di circa 15 tonnellate.“Esso si configura come non–monumento – dice l’artista Casanova - ossia una nuova visione dell’opera d’arte monumentale che guarda ad un modello urbano-poetico che aspira ad interagire e comunicare con la società attuale”. “Siamo orgogliosi della scelta di Sgarbi che ci dà l'occasione di presentare il bello e il buono della nostra terra ad una platea internazionale” dice Giuseppe Bellone project manager di Architempo, l’associazione che è all’origine dell’operazione e che cura l’organizzazione generale del progetto - “Tutto cominciò, infatti, nel 2007, quando, in occasione del 504esimo anniversario della Disfida di Barletta, Architempo, ristampò il romanzo «Ettore Fieramosca» di Massimo D’Azeglio, commissionando la copertina all’artista Casanova raffigurante, appunto, l'elmo. Partendo da quella immagine nacque l’idea di realizzare con lo studio di progettazione architettonica Segmento A di Caserta (Giovanni Palmiero, Alessia Fratta e Massimiliano Palmiero) il «Fieramosca info-point monument», una scultura/architettura che fosse punto informativo per i turisti, destinata a riqualificare la Piazza Umberto I di Capua. Il progetto, in seguito donato al Comune di Capua è stato fortemente sostenuto dal sindaco Carmine Antropoli che ha saputo cogliere l’eccezionalità della proposta tanto da condurre l’opera alla  realizzazione. Grazie ad un project financing, la sfida del Sindaco è stata raccolta dalla società Capua Multipark degli imprenditori Antonio e Nicola Piccolo, che, con grande passione hanno creduto molto nell’idea,  finanziando l’intero progetto, realizzando non solo il parcheggio multipiano di Piazza Umberto I, ma riqualificando l’intera piazza sovrastante in via di ultimazione, secondo il progetto originario contenente l’elmo. L’opera “Fieramosca” è un concentrato di professionalità campane: la realizzazione dell’ opera in bronzo è della FONDERIA D’ARTE 2000 di Nola, mentre la carpenteria metallica ad opera della UGi srl – S. Antonio Abate, su progetto strutturale e definitivo degli architetti Giovanni Palmiero, Carmine Nocera e dell’ing. Corrado D’Alessandro. Nella prospettiva di unire la poesia del messaggio artistico e la riflessione sulle esperienze storiche dell’Italia, il progetto “Fieramosca” si propone come simbolo propiziatorio di una unità ritrovata ma allo stesso tempo ancora in progress e che vede alla Biennale di Venezia, davanti al Padiglione Italia, l’occasione più adatta per essere presentato grazie alla collaborazione della galleria ALLEGRETTI ARTE CONTEMPORANEA di Torino. L’intero “viaggio” del progetto sarà poi raccolto in un libro che ARCHITEMPO sta realizzando con il fotografo Giovanni Izzo che sarà presentato in occasione dell’approdo dell’elmo nella sede originaria  a Capua, citta natale del condottiero Ettore Fieramosca, (Capua, 1476 – Valladolid, 20 gennaio 1515) eroe della “Disfida di Barletta” e simbolo ante litteram di unità nazionale, dove l’opera sarà installata permanentemente, funzionando come un centro tecnologico di comunicazione e trasmissione di memorie del nostro presente. (c.s.)