Basso Volturno
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Santa Maria la Fossa -  2007/2008 erano gli anni

della prima grande emergenza dei rifiuti a Napoli e in Campania. Si doveva fare presto. Come per ogni emergenza. Molte le cittadine rurali con suoli fertili e pianeggianti che furono investite da i siti di stoccaggio e videro i loro territori sacrificati in nome di una solidarietà a senso unico. Centri storici minori, piccoli borghi rurali, testimonianze millenarie di una civiltà stratificata e dalla straordinaria capacità produttiva di prodotti di eccellenza unici al Mondo furono travolti da un’inaspettata paralisi del ciclo di gestione dei rifiuti urbani della grande metropoli.

L’Agro Caleno con i suoi diciotto Comuni riuniti nell’Unione basso Volturno – sud Garigliano si organizzarono per riuscire, insieme, a fronteggiare le pressanti richieste di siti per lo stoccaggio dei rifiuti. Sindaci, Amministrazioni Comunali, Consulte e Coordinamenti di agricoltori e allevatori di bufale e Comitati Civici promossero azioni politiche a difesa dell’integrità dell’ambiente a tutela del diritto alla salubrità dei luoghi di vita delle proprie comunità di donne, anziani, bambini e coinvolsero in quel processo studiosi e docenti universitari pronti a schierarsi al loro fianco per far comprendere che non potevano essere quei Suoli tra i più fertili del Pianeta ad essere sacrificati in nome di un’incapacità di Napoli e della sua area metropolitana a gestire il ciclo dei rifiuti urbani.

Furono gli anni in cui con un Protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’Agro Caleno la Comunità scientifica, i Coordinamenti di produttori e le Amministrazioni Comunali portarono a conoscenza ai più alti livelli istituzionali di governo del Paese e della Regione Campania l’importanza straordinaria dal punto di vista storico, artistico, archeologico, produttivo di eccellenza e di paesaggio agrario la grande pianura di Terra di Lavoro compresa tra il Garigliano e il Volturno con l’intera fascia costiera della Provincia di Caserta.

I risultati e le azioni strategiche da mettere in campo descritti nel Protocollo furono assorbiti in gran parte dall’Amministrazione Provinciale durante l’elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Caserta.

L’Agro Caleno, circa settecento chilometri quadrati attraversati dalle reti ecologiche fluviali, dai canali di secoli di sistemazioni idrauliche dei Suoli per costruire nel tempo la più grande riserva agricola e zootecnica per la produzione del migliore cibo. La grande Campania Felix attraversata dalle Viae Consulares di età imperiale quando da Roma i traffici per il sud e per il Mediterraneo passavano per queste stesse terre dove ancora oggi imponenti vestigia non sono meta costante di flussi turistici diretti solo ed esclusivamente alle solite seppur importanti città archeologiche.

L’Agro Caleno che vide anche l’imponente piano di sistemazioni urbanistiche di epoca fascista con l’Opera Nazionale Combattenti con la realizzazione dell’infrastrutturazione delle campagne fino all’Agro Pontino nel Lazio. Strade, reti, canali per i suoli irrigui e infrastrutture primarie per insediare popolazioni che dovevano combattere la Fame; il Piano dei Mille Poderi. Ancora una volta Lazio e Campania Felix come in età imperiale di Roma erano unite in una straordinaria missione quella della produzione del cibo, generare ricchezza dalla Madre Terra per la straordinaria sapienza e operosità umana. Paesaggi agrari raccontati e descritti da Emilio Sereni, uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, il partigiano sfuggito alla morte della condanna sancita dal Tribunale Militare Fascista, nel testo Storia del Paesaggio Agrario Italiano.

Per il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Caserta si comprese che i comprensori dei Comuni dell’Agro Caleno dovevano rappresentare una nuova fase di contrasto allo spopolamento delle regioni del sud e del Mezzogiorno. Si doveva nuovamente promuovere il miglioramento dell’infrastrutturazione del territorio, dell’accessibilità, del rafforzamento dei valori urbani, della crescita degli insediamenti universitari e di centri di ricerca applicati alle eccellenze del territorio stesso. Si doveva distribuire il fabbisogno abitativo più equamente e non concentrarlo esclusivamente nel Casertano e nell’Aversano che già segnalavano punte di densità abitative ed edilizie critiche. Viceversa i Comuni dell’Agro Caleno dovevano ritornare sui livelli dei trend storici di crescita legati alla propria specificità di grande riserva agricola e zootecnica integrata alla salvaguardia e valorizzazione dei paesaggi agrari e degli itinerari turistico-archeologici e storico-artistici.

Santa Maia La Fossa durante gli anni della grande emergenza dei rifiuti fu uno tra i diciotto Comuni a fare generosamente la sua parte per andare incontro alle popolazioni metropolitane assediate dai roghi e dalle guerre dei rifiuti. Tutti ricordiamo ancora Ferrandelle, Parco Saurino, i siti di stoccaggio di San Tammaro al confine proprio di Santa Maria La Fossa.

Le Amministrazioni Comunali compresero la forza delle idee che animavano il Protocollo d’Intesa dell’Agro Caleno e sulla base della nuova Legge Regionale urbanistica n. 16 del 2004 si avviarono lungo il percorso della formazione dei nuovi Piani Urbanistici Comunali. Anche in questo caso le Amministrazioni di Santa Maria La Fossa si posero con determinazione a perseguire l’obiettivo di dotarsi dello strumento di Governo del Territorio per rispondere ai bisogni delle nuove generazioni e della collettività tutta.

Un percorso non facile, di rinnovamento nella maniera di pensare l’urbanistica, il Piano deve scaturire prima di tutto dalla Land Evaluation, dalla comprensione della complessità delle caratteristiche intrinseche del territorio, dalle componenti che costruiscono l’ambiente e la sua stratificazione storica fino a valutare le ragioni dell’attuale comunità umana insediata. Natura, Storia e Comunità sono i tre pilastri della pianificazione e del governo del territorio.

A distanza di circa dieci anni, oggi 10 aprile 2019, a Santa Maria La Fossa si è raggiunto un traguardo importantissimo. Il Consiglio Comunale dell’Amministrazione guidata dal Sindaco il Dott. Antonio Papa ha definitivamente approvato il Piano Urbanistico Comunale, ha stabilito le regole per governare lo sviluppo e la salvaguardia del territorio. L’Amministrazione guidata da Antonio Papa si è fatta carico di portare avanti le idee per il futuro della Cittadina calena espresse nel PUC attraverso le costanti ed alterne valutazioni ed osservazioni degli Enti Sovraordinati preposti al controllo del rispetto delle normative dal piano locale a quelle provinciali, regionali, nazionali fino a quelle comunitarie soprattutto in materia ambientale. Questo riconoscimento all’Amministrazione guidata dal Sindaco Antonio Papa deve essere dato, nonostante le difficoltà organizzative della macchina comunale messa sempre a durissima prova per l’impossibilità ad assumere personale strutturato.

Il valore di un PUC sta anche nella capacità di coordinamento strategico con le scelte di pianificazione dei Comuni limitrofi e del comprensorio cui appartiene e il PUC di Santa Maria La Fossa segue perfettamente la coerenza interna ed esterna al comprensorio di riferimento oltre che a scala provinciale e regionale. Il PUC assorbe la competenza ereditata dei tanti studiosi che hanno dato il loro contributo per gli studi in materia ambientale e che nel corso di questi anni ci hanno lasciato, il prof. Giovan Battista de’ Medici, Idrogeologo, il prof. Corrado Buondonno, Chimico – Pedologo che fondò insieme ad altri insigni colleghi la prima Facoltà di Scienze Ambientali d’Italia proprio dell’Università degli Studi di Caserta, o che fortunatamente, al contrario, rivestono oggi cariche istituzionali al vertice delle Istituzioni dello Stato come il Senatore prof. Franco Ortolani. Il Piano Urbanistico Comunale sedimenta anche l’operato di tanti giovani o meno giovani architetti, ingegneri geologhi, agronomi che in questi dieci anni hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo.

Il PUC, infatti, è un risultato di cui essere fieri dell’intera collettività di amministratori, progettisti, valutatori ma soprattutto dei cittadini. Il pubblico di oggi nella Sala Consiliare era prevalentemente di giovani ed è a loro e per il loro futuro che si dedica il lavoro svolto.

Il sistema strategico di valorizzazione delle risorse e delle reti ecologiche è integrato alla valorizzazione della stratificazione storica per la definizione dei campi di sviluppo economico e delle parti del territorio che concorrono alla costituzione del grande “Cuore Verde” dell’Agro Caleno, la grande riserva agricola e zootecnica bufalina della Campania Felix.

Il miglioramento della rete dell’infrastrutturazione storica, della viabilità e dell’accessibilità, deve esaltare il ruolo prioritario della rete ecologica che segna il confine nord di Santa Maria La Fossa con il grande parco naturalistico fluviale del Volturno e a sud con i canali e il sistema dei Regi Lagni.

Il recupero prudente delle architetture rurali, dalle Masserie storiche individuate nelle cartografie dell’I.G.M. fino ai sistemi insediativi O.N.C. e alle aziende e centri produttivi degli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, è il filo conduttore per la valorizzazione di un patrimonio d’interesse storico rivolto alla ricucitura di paesaggi agrari di “sereniana” memoria.

Agli itinerari agrituristici si integrano gli itinerari religiosi delle emergenze delle architetture sacre, chiese, cappelle, luoghi di culto e di raccoglimento delle memorie di chi ci ha preceduto. I significati espressi attraverso l’architettura sono i significati dell’identità della collettività e il PUC deve sintetizzarli tutti per proiettarli nel futuro senza omologare il paesaggio agli stereotipi della globalizzazione di segni e immagini della “periferizzazione” strisciante che si afferma oggi indistintamente.

L’augurio è che siano colti questi aspetti e punti di forza del nuovo strumento urbanistico e che l’Amministrazione Comunale che è riuscita a portare a termine questo impegno preso con la cittadinanza riesca nel prossimo futuro a vincere un’altra grandissima sfida e a far comprendere alle nuove generazioni che l’Europa non è altrove, che l’Europa ora è anche qui, a casa, a Santa Maria La Fossa.

(Comunicato stampa)

 

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