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GRAZZANISE –  (Raffaele Raimondo) C’è una “fabbrica di San Pietro” a Via Alberolungo? Sì, si chiama “asilo nido”. Progetti, cantieri, varianti, nuovi cantieri… Finanziamenti a più riprese e, secondo il vento favorevole, ingegneri al lavoro, pagati…ovviamente. Ed oggi? Muri e tetto per fortuna ancora in piedi. Ma tapparelle, porte, finestre, vetri e perfino i sanitari scardinati, rotti, distrutti… Insomma, un micidiale mix di spreco del denaro pubblico e di vandalismo da drop-out. Infatti, v’è chi sostiene che un balordo, per lungo tempo, abbia scelto quel “topos”, sorto a vocazione esclusivamente assistenziale, per andarvi ad ammazzare gatti e cani. Che dolcezza! Che rispetto per la vita e per gli animali!

Fu il sindaco Enrico Parente (predecessore ed omonimo del penultimo primo cittadino ora alle prese con qualche “avviso di garanzia”) ad avviare le prime pratiche, alla fine degli anni Ottanta, onde dotare il Comune di una struttura riservata alla prima infanzia. Un asilo-nido per rispondere meglio ai bisogni delle giovani coppie impegnate nel lavoro extradomestico e prive di quel tradizionale aiuto che, in assenza di entrambi i genitori, nonni e zii assicurano, con affettuosa premura, ai neonati ed ai bimbi in tenerissima età. Ottimo l’obiettivo sociale. Assai deludenti, nei fatti verificatisi, i tempi biblici attraversati e gl’interventi che si sono susseguiti ogni volta contando di giungere al “lotto” conclusivo. Nel primo decennio di questo secolo, in piena epoca svoltista e quando l’assessore al ramo rispondeva al nome di Clemente Carlino, si ventilò l’idea, per lo stabile già eretto in rossi mattoni, di variarne la destinazione: non più asilo-nido, bensì casa d’accoglienza per anziani. La “brillante” revisione però non ha mai visto la luce. Come a dire: né ai piccoli, né ai vegliardi.

Qualcuno, prima o poi, ci rimetterà …le mani o, per meglio dire, altri soldi. A chi spetterà? Impossibile, al momento, prevederlo. Se la “fabbrica della basilica di San Pietro” richiese molti anni, l’asilo-nido di Grazzanise ne ripercorre i medesimi lunghi tempi. E se nel cuore di Roma alla fine si vide un gioiello dell’architettura grazie anche agli apporti di geni del calibro di Michelangelo e del Bernini, allo stato attuale a Grazzanise, dopo venticinque anni dalla “prima pietra”, si vedono solamente nude pareti esterne e tetti ad arco. Eppure nessun inverno dura in eterno; quindi si continua a sperare nel decisivo intervento finale e nel collaudo che apra i cancelli alle mamme pronte a raccomandare alle puericultrici la massima cura dei loro rosei rampolli.