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La sera del 23 novembre 1980 un devastante terremoto si accanì sull’Irpinia e su gran parte del Mezzogiorno d’Italia, causando, assieme alla morte di migliaia di persone, anche la distruzione di tantissime chiese.

La Cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi, una delle testimonianze storico-artistiche più significative dell’Irpinia, subì danni gravissimi con il crollo dell’abside e di alcune volte, con la lacerazione della facciata e la caduta di due stadi del campanile. Le parti superstiti rimasero in uno stato di accentuata precarietà, cosicché, per scongiurare il peggio, si dovette intervenire con rilevanti opere prima di sostegno e poi di completa ricostruzione. A prima vista sembrò una sfida impossibile ma, grazie alla ferma volontà della comunità civile e religiosa santangiolese e alle notevoli professionalità che furono impiegate, si realizzò il “miracolo” di vedere nuovamente ricostruita l’antica Ecclesia Mater Angelensis. Cosicché, il 20 novembre 1999, dopo il continuativo impegno di tre Vescovi – Nuzzi, Milano e Nunnari – si potette finalmente riaprire al culto la principale chiesa dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Per ricordare quegli eventi – dal crollo alla nuova dedicazione – nella cripta della Cattedrale santangiolese è stata allestita una mostra dal titolo emblematico: “Come una foglia in Autunno - La Cattedrale e il sisma del 23 novembre 1980”, che verrà inaugurata sabato 23 novembre, dopo la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Pasquale Cascio. «La possibilità di usufruire di un luogo di preghiera, di incontro e di dialogo tra cristiani, in vista della comunione di fede e di amore per la quale Gesù ha pregato, favorisce l’inizio di un percorso che fa nascere dall’alto il perdersi per l’umanità e il suo progresso spirituale, morale e civile nel tempo e nello spazio – dice don Piero Fulchini, parroco della Cattedrale – e in questa ratio conoscere le vicissitudini della propria chiesa aiuta a sentirsi membri grati e responsabili della Chiesa di Dio. Il ruolo del passato ha rilievo e ha un valore imprescindibile per l’oggi, pena lo sfaldamento dell’identità di un popolo, pena lo smarrimento personale e collettivo di un popolo che non sa più chi sia e dove vada. La mostra invita tutti a riprendere il bandolo del proprio passato con i suoi grandi tratti distintivi per potersi pensare di nuovo come un intero e così progettare il futuro affrontando senza paure e complessi, a viso alto, le sfide della modernità. Ma tutto ciò che avviene nella storia è opera di Dio». L’esposizione documentaria, che ha carattere permanente, si articola attraverso quattro momenti: la Tragedia, l’Attesa, la Speranza e la Rinascita e vuole rappresentare il tempo trascorso tra la disastrosa scossa di terremoto del 23 novembre 1980 e la nuova dedicazione della cattedrale a Sant’Antonino Martire, avvenuta il 20 novembre 1999 con largo concorso di popolo e autorità, ad opera del Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, allora Nunzio Apostolico in Italia, e dell’allora Arcivescovo mons. Salvatore Nunnari. Ideata da don Piero Fulchini, con la consulenza documentaria di Michele Vespasiano e la progettazione grafica di Massimo Ciotta e Francesco Di Sibio, la mostra è stata realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Abap di Salerno e Avellino e l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali. Nell’allestimento si è fatto ricorso a rare immagini d’archivi, oltre che a parole e suoni, tesi a suscitare ricordi, creare emozioni, instillare la necessità di curare al meglio quanto le generazioni passate ci hanno lasciato non in eredità ma in prestito. “Che compito grave e meraviglioso abbiamo – si legge pannello introduttivo –: dover trasmettere tutto questo a chi verrà dopo di noi!”. ( C. S. )

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