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Napoli Capitale 1759-1815: le grandi opere da Ferdinando IV a Gioacchino Murat - Prima Pagina Italiana Quotidiano On Line

Storia
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(di Ivan Triunfo)

Ferdinando di Borbone nasce nel Palazzo Reale di Napoli, nel 1751, negli anni di massimo splendore per Napoli e delle magnifiche costruzioni delle Regge di Caserta e Capodimonte e del Real Albergo dei Poveri. Diventa Re di Napoli nel 1759 alla partenza di Carlo per la Spagna.

Fu un Re tanto criticato quanto amato dai Napoletani. Infatti, ancora oggi, resiste una frase tramandata da generazioni “Come si stava bene, ai tempi di Ferdinando

 

Nel 1779 Ferdinando I di Borbone, instituisce la prima fabbrica d’Italia a San Leucio a pochi chilometri da Caserta, oggi Patrimonio dell’Unesco. Riordinò la Flotta che divenne la più potente del mondo, il cui centro era a Castellammare di Stabia. Dal punto di vista militare, Ferdinando fondò la Reale Accademia Militare della Nunziatella, oggi tra le più antiche, con il compito di fornire quadri ufficiali eccellenti.

Ma nel periodo della Rivoluzione Francese (1789), Il Regno di Napoli subì una pesante sconfitta nel 1799 e la fondazione della Repubblica Partenopea e la successiva conquista dei Francesi con Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) che diventa Re di Napoli nel 1806 e la definitiva sconfitta Borbonica. All’epoca di Giuseppe Bonaparte abbiamo la fondazione dell’ ORTO BOTANICO più antico d’Europa, in Via Foria, accanto al Real Albergo Dei Poveri. Due anni dopo, arrivò sul trono Gioacchino Murat.

 

Murat fu un personaggio grandioso: fondò

Il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade” (all'origine della facoltà di Ingegneria a Napoli, la prima in Italia.

 

Avviò GRANDI OPERE pubbliche di portata mai registrata a Napoli in tanti anni.

Fu Rettificata interamente Largo delle Pigne (Oggi Piazza Cavour e Via Foria)

Fu Costruita Via Posillipo che dal mare saliva sul promontorio napoletano

Via Coroglio che scendeva sul lato verso Bagnoli e Pozzuoli e altre strade che conducevano

Verso Nord e Ovest. Precisamente verso i lato della costiera casertana e verso Roma.

Fu Costruito il Corso Napoleone (Oggi Via Santa Teresa degli Scalzi) che collegava Piazza Dante verso Capodimonte, Il Ponte della Sanità (opera di ingegneria per l’epoca impressionante, visto il salto di quota che c’è tra la strada e il rione sottostante), Piazza Napoleone Bonaparte (Oggi Piazza Capodimonte o Tondo Capodimonte) sottostante la Reggia omonima, Via dei Ponti Rossi, che da Capodimonte scende verso sud-est e ritorna al Real Albergo dei Poveri, all’epoca bellissima e scenografica, con l’Albergo che trionfava l’entrata in città da Oriente. Insomma, le tante attese opere magnifiche, furono realizzate in breve tempo da personaggi celebri e Re che erano non solo di rappresentanza, ma veri e propri urbanisti, ingegneri ed esperti in materia. Altre Opere importanti fu la costruzione della Riviera di Chiaia a occidente e la Villa Reale di Chiaia (Villa Comunale) nel quartiere borghese della città. Ma l’opera senza dubbio più affascinante e tanto acclamata fu l’apertura del Foro Murat, oggi Piazza del Plebiscito nel 1815, dall’architetto Pietro Bianchi su modello del Pantheon a Roma. Napoli finalmente aveva le due Piazze nel Centro Storico.

Il Foro Carolino e il Foro Murat. (Piazza Dante e Piazza del Plebiscito).

Ma dopo la caduta di Napoleone, Murat dovette scappare e fu ucciso, sul trono tornò Ferdinando di Borbone o meglio Ferdinando IV.

 

 

 

Nonostante tutti i progressi fatti tra il 1734 e il 1815, con la costruzione di strade, edifici, regge, palazzi nobiliari nel quartiere ChiaiaLiberty sul colle del Vomero, ville e giardini, il problema della povertà che stava affliggendo il centro storico della città non è mai stato preso in esame dai governi, e spesso criticato dai grandi scrittori e critici dell’epoca, i quali non si capacitavano del fatto che Napoli, la seconda città europea dopo Parigi, ricca, fastosa e stupenda adagiata su uno dei golfi più belli del mondo, potesse raccogliere forse 20.000 persone o più in stato di estrema povertà, senza lavoro, e senza nessuna tutela e soprattutto senza nessun tipo di strutture di assistenza. Segnerà fino ai giorni nostri il problema del della delinquenza nei rioni del Centro di metà ottocento che inizierà per le condizioni sempre più precarie e della povertà che imperversa tra i mille vicoli dei quartieri popolari di Napoli.

E intanto Ferdinando IV l’ultimo grande re di Napoli, prese in mano la situazione prima dell’Unificazione Italiana.