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 CASERTA -    Lunedì 24 settembre 2012 si sono riunite presso la sede provinciale della CISL in via Ferrarecce, 83 le Segreterie territoriali di CGIl-CISL-UIL con le Segreterie di tutte le categorie del lavoro pubblico, privato, dei servizi e dei pensionati per preparare la grande manifestazione che si terrà a Caserta sabato 27 ottobre.

 

   Una manifestazione, quella che si terrà a Caserta, già preannunciata all’indomani della mobilitazione regionale unitaria del 2 luglio a Napoli e che la gravità della crisi in corso e la necessità di dare risposte rende ormai urgente.

   CGIL-CISL-UIL hanno deciso di mettere in campo tutto il peso del sindacato, dei lavoratori e dei pensionati, per dare non solo unità di contenuti alle numerose questioni aperte, ma anche per indicare una strada e un percorso capaci di far uscire il territorio dalla crisi e mettere le istituzioni di fronte alle loro responsabilità.

 

    CGIL-CISL-UIL  e le loro categorie dicono con forza che il tempo dell’analisi e della riflessione è ormai finito, così come è esaurita la pazienza di fronte ad un atteggiamento dilatorio della politica e delle istituzioni che sembrano interessate a tutto tranne che ai problemi della gente.

Sta venendo meno la coesione sociale le tensioni dei lavoratori sono sempre più forti, sono sempre di più i pensionati che non arrivano alla metà del mese cresce sempre di più  il numero dei disoccupati e dei giovani che ormai ripercorrono sempre di più la strada dell’emigrazione.

 

   La crisi sta indebolendo sempre di più gli strati sociali popolari: aumenta il calo dei consumi, a partire da quelli alimentari; le famiglie non sono supportate perché si riducono vistosamente i servizi sociali, dai trasporti all’housing, dagli asili-nido alle classi a tempo pieno; non decollano le politiche socio-sanitarie alternative all’ospedalizzazione; la crisi della Sanità pubblica si allarga.

 

   Le politiche di rigore messe in campo dal Governo producono effetti recessivi che hanno conseguenze sui livelli occupazionali e il taglio dei trasferimenti ai Comuni viene pagato dai ceti sociali più esposti ai quali vengono negati i servizi, mentre invece le risorse debbono essere trovate nel taglio delle consulenze, negli sprechi, nelle dis-economie, nei costi impropri della politica.

   La disponibilità del sindacato a ricercare costantemente il dialogo per risolvere i problemi è stata scambiata per acquiescenza, e il confronto è stato vanificato dall’inconcludenza di impegni solennemente presi e costantemente disattesi.

 

   Nel frattempo il territorio è alle prese con una crisi gigantesca: aumenta con grande velocità la tendenza alla de-industrializzazione; la disoccupazione, specie quella giovanile, è giunta a tassi intollerabili; il ricorso alla CIG in tutte le sue forme cresce esponenzialmente.

       Gli strumenti messi in campo per dare un’ inversione  di tendenza non sono decollati, a partire dall’Accordo di programma della ex FORMENTI di Sessa Aurunca e di quello  per nuovi investimenti industriali nelle aree di Marcianise, di S.Maria C.V., di S.Marco Evangelista, la cui mancata attuazione ha comportato la perdita dell’investimento della NOVAMONT andata in Sardegna.

 

  Nel frattempo sono in scadenza gli ammortizzatori sociali per le aziende interessate, in primo luogo la IXFIN i cui lavoratori sono stati per sei mesi senza reddito in attesa della firma da parte del Ministero dello sviluppo economico della CIG in deroga.

 

   A questi si aggiunge la crisi delle telecomunicazioni, settore che mantiene a Caserta una presenza importante che andrebbe invece sostenuta e valorizzata.

 

   Le infrastrutture, decisive per attrezzare il territorio e per attrarre investimenti, sono al palo: il Policlinico non vede ancora la ripresa dei lavori; l’Interporto perde colpi ogni giorno che passa e non riesce ad avere alcuna funzione rispetto alla sua originaria mission nel settore della logistica e dell’intermodalità; l’Aeroporto di Grazzanise sembra un fiume carsico che riemerge ad ogni campagna elettorale per poi scomparire ad elezioni concluse.

  Tutto ciò si svolge sotto gli occhi di istituzioni attente a celebrare i riti e i litigi del potere, ma incapaci di dare risposte anche parziali, incapaci persino di rappresentare i problemi e i bisogni dei cittadini e delle comunità agli altri livelli di governo, da quello regionale a quello nazionale.

   Persino la Prefettura e le Questura pensano di poter trattare questioni sociali enormi come semplici questioni di ordine pubblico tramite le denunce ai dirigenti sindacali e le sanzioni amministrative ai lavoratori che protestano in difesa dei loro diritti, a partire dal più importante che è il lavoro.

   A questo stato di cose è venuto il momento di dire basta!

   Il grido di allarme che il sindacato ha responsabilmente lanciato è stato ignorato; è l’ora di dare la parola ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani, ai cittadini, di far risuonare la loro voce per risvegliare le istituzioni dal torpore in cui sono precipitate.

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