Capua-agro caleno
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CAPUA (Raffaele Raimondo) – Il 13 giugno del 1815 (anno del Congresso di Vienna) Ferdinando Palasciano nasceva nella città amata da Federico II. A distanza di 200 anni, l’Associazione fiera di portare il suo nome e premurosamente guidata dal presidente Antonio Citarella, la Società di Storia Patria di Terra di Lavoro (attualmente affidata all’esperto storico Alberto Zaza d’Aulisio), la Croce Rossa Italiana (a suo nome, supponiamo coimpegnato l’attuale commissario del Comitato provinciale casertano, Pia Cigliana) nonché l’Accademia Palasciana che fa perno sul geniale Marco, ‘cognonimo’ dell’illustre figlio di Capua, hanno promosso una “due giorni” di importanti celebrazioni. Infatti, alle ore 17 di sabato 12 giugno, nel “vasto salotto cittadino” corrispondente alla bella Piazza dei Giudici, i volontari della CRI, al fine di “promuovere la cultura della cittadinanza attiva”, hanno illustrato “le manovre di disostruzione delle prime vie aeree in età pediatriaca e altre attività”, mentre alle 20 è partita una fiaccolata del Corpo militare delle Infermiere volontarie e dei volontari della Croce Rossa Italiana che, al termine dell’itinerario, hanno deposto “una corona di alloro nei pressi della casa natale di Ferdinando Palasciano”, il quale fu antesignano protagonista d’una “contrastata” esperienza da ufficiale medico del Regno delle Due Sicilie: infatti a Messina, durante i moti insurrezionali del 1848, si dedicò con straordinaria abnegazione alla cura dei soldati. La stessa esperienza che ripeté, nel corso della battaglia di Solferino, lo svizzero Jean Henri Dunant, che all’interno del cosiddetto “Comitato dei Cinque” organizzò, nel 1863 a Ginevra, una Conferenza internazionale nel cui ambito fu firmato l’atto di nascita della Croce Rossa poi ribadito, a partire dal 1864, dalle Convenzioni di Diritto internazionale umanitario parimenti svoltesi, in successione, nella città di Jean-Jacques Rousseau.                                                                                                               Di alto profilo scientifico il Convegno di domenica 13 giugno per il quale sono previsti, in partenza, i saluti delle autorità e del presidente della Società italiana di Chirurgia. Chairman Francesco Rossi (presidente onorario dell’Associazione “F.Palasciano”); quattro le sezioni del simposio dedicate rispettivamente alla figura del grande capuano “nella storia” (relatori i cattedratici Giuseppe Palasciano, Luigi Mascilli Migliorini e Silvano Franco), “nella medicina” (Gennaro Rispoli, primario chirurgo), pei germogli della Croce Rossa (Giovanni Piccirillo, ufficiale medico della CRI casertana), sui “luoghi” napoletani del “precursore” (Antonello Pisanti) e intorno al “Fondo Palasciano” (Anna Solari Garofano Venosta). E sempre il 13, alle 13, quindi a felice conclusione della Giornata di Studi coordinata da Zaza d’Aulisio, l’agognata intitolazione dell’Aula consiliare a Ferdinando Palasciano. Mentre va detto del prezioso apporto offerto all’organizzazione dalla Pro Loco, dall’Archeo Club e dall’Associazione Archintempo di Capua, dai Collezionisti tematici di Croce Rossa di Roma e dal Rotary Club “Capua Antica e Nova”, oltre che del certosino lavoro di Ugo Picillo (Direzione scientifica) e Gaetano Surdi (Segreteria generale), del patrocinio assicurato dall’Assessorato municipale alla Cultura e dal Collegium Historicorum Chirurgiae, della sponsorizzazione di Uthòpia, hotel Capys e Capua Center, va parimenti rimarcata, con legittimo sdegno, l’enorme distanza tra la nobile iniziativa di cui parliamo e il recente trafugamento del busto bronzeo del “precursore” dallo storico palazzo capuano in cui sorse prima un convento e, in seguito, l’ospedale “civile” proprio intitolato a Palasciano. E su quest’ultima grande istituzione sanitaria, inauditamente chiusa negli anni scorsi, la distanza abissale si è fatta e tuttora si fa, dal momento che la classe politica e le comunità della città federiciana e dell’intera Terra di Lavoro non sono state capaci di difendere una lunga “storia di buona sanità” ed un “nome celeberrimo”. Classe e comunità, dunque, siano sostanzialmente sferzate dalle celebrazioni palascianiane e riprendano nuovo vigore per assicurare finalmente, da domani in avanti, una degna “tutela della salute” nel martoriato territorio del Basso Volturno!