CASERTA (Matilde Maisto)    “De Universo et Deo, scritto dall’esimio avvocato Gaetano Iannotta, consiste in quattro Dialoghi tra il Soma ed il Pneuma – il corpo e l’anima  - e tratta dell’eterno contrasto tra la parte sensibile dell’uomo ed il suo spirito.

Iannotta nel suo saggio crea un dialogo che in termini filosofici si potrebbe dire tra l’ultrasecolare dicotomia del positivismo ed il sensismo da un lato e la teologia naturale dall’altro.

Nel primo dialogo , Soma (corpo) dice: “Non comprendo in alcun modo come l’uomo possa credere che esista da qualche parte un Dio, tra l’altro mai rivelatosi a nessuno, che  possa guidare e governare con le sue leggi l’intero universo” e subito Pneuma risponde: “Se ho ben compreso ritieni che si debba e si possa parlare sempre e solo intorno alle cose sensibili, ovvero alle cose che si vedono, è così?”

Questo, quindi, è il tema essenziale del dialogo tra Soma e Pneuma e, quest’ultima  asserisce che vi sono quattro prove scientifiche che dimostrano che Dio esiste e che Esso è presente nel mondo e in ogni altra cosa di cui il mondo e l’intero universo è composto, ossia:

La prima che è direttamente ricavabile dall’evidenza che il mondo è. Non si può negare che il mondo e le sue cose vivono sotto gli occhi di ogni uomo e che in quanto tali ciò che è evidente per l’uno è evidente anche per l’altro. Infatti, in natura e nel mondo esiste l prova che ogni cosa è stata generata e come sappiamo chi è l’autore della Gioconda così sappiamo chi ha generato un bambino, poiché sia la Gioconda che il bambino non possono essere stati causa di se stessi. In realtà nulla è causa di se stesso, poiché ogni cosa ha una causa fuori da sé. Le cose create, dunque, non possono esistere se non ricevono il loro essere da un altro fuori di sé che nel nostro caso non può essere che Dio stesso; Dio stesso, infatti, è causa di tutto “ciò che è” e non dipende da alcunché.

La seconda prova poi,  riguarda l’evoluzione cosmologica ovvero il fatto che l’universo si è andato formando nel corso dei suoi primi quindici miliardi di anni e che in tutto questo tempo si è differenziato e ordinato come materia.  Studiando l’astronomia si scopre che la tesi più convincente circa l’origine dell’universo è quella relativa all’esplosione dell’uovo cosmico. Infatti a seguito dell’esplosione cosmica sappiamo che si sono formate differenze e strutture nell’universo e la gravità ha portato alla formazione delle galassie e sistemi planetari. La gravità ha portato alla formazione di stelle, che la fusione nucleare mantiene accese a lungo, consentendo flussi costanti e direzione di energia: La crescita di “ordine” è stata costante e tale ordine cosmico comprende molti livelli di complessità e di scala, dagli organismi biologici più minuscoli alle galessie. E sicuramente tutto questo non può essere frutto del caso, ma solo opera di Dio.

Ma questo non è tutto – continua Pneuma (anima) – perché è necessario aggiungere che fino a quattro miliardi di anni fa la Terra era completamente sommersa dalle acque degli oceani, emergevano solo le montagne del Tibet e dell’Everest. In tutto questo un pianeta, chiamato Orfeo, trovandosi sulla stessa orbita della Terra venne in collisione con essa e vi fu uno scontro violentissimo che consentì l’evaporazione dell’acqua degli oceani e l’emersione della crosta terrestre. Tale pianeta si frantumò completamente in una nebulosa a forma di anello intorno alla Terra, e non assorbita completamente dal nostro pianeta, dopo moltissimi anni si ricompose in un nuovo ammasso che tuttora continua ad orbitare intorno alla Terra: la Luna. A seguito di questo scontro tra la Luna e la Terra su quest’ultima si è potuta formare la vita nei pressi della costa degli oceani, in gran parte evaporati a seguito di questa violenta collisione, e la Luna continua ad esercitare una forza di gravitazione sulla Terra che consente  quest’ultima di girare su se stessa in un asse di inclinazione di ventiquattro ore. Ora se la Luna si allontanasse da tale orbita intorno alla Terra, vi sarebbe una rotazione della Terra intorno a se stessa molto più veloce delle ventiquattro ore e la formazione di violentissime alte maree, con conseguenze assolutamente disastrose per la vita sulla Terra, fino alla sua scomparsa. Ma tutto questo non è mai accaduto, mi verrebbe da dire “Grazie a Dio”.

La terza prova – continua Pneuma – riguarda la distanza che intercorre tra il Sole e la Terra, che gli scienziati definiscono chimica. Oltre alla rotazione che la Terra compie intorno a se stessa e al proprio asse, esiste anche la rivoluzione che la Terra compie intorno al Sole seguendo una propria orbita ellittica. Questo significa che se per ipotesi la Terra non seguendo tale orbita si allontanasse dal Sole, sulla Terra non vi sarebbe più la vita perché moriremmo tutti per assiderazione, mentre se fuori dalla propria orbita naturale la Terra si avvicinasse di più al Sole, comunque non ci sarebbe la vita perché moriremmo tutti bruciati.

Gli risponde Soma (corpo): quindi la conseguenza sarebbe che i pianetti del sistema solare si muovono nelle loro orbite perché Dio ha deciso così per ciascun corpo celeste? E la newtoniana legge di gravità, da cui si deduce la cinematica dei pianeti? Andrebbe Cancellata? Ebbene – risponde Pneuma (anima) – voglio risponderti con le riflessioni di colui che consideri un grande scienziato, padre della scienza moderna, Keplero, il quale convinto che Dio non fosse solo geometra ma anche musico, sosteneva l’idea che la musica e il sistema solare fossero manifestazioni della stessa armonia, come se le posizioni dei vari pianeti, similmente ai tasti di un pianoforte, dovessero corrispondere alle note.

Intanto Pneuma illustra la quarta e ultima prova che riguarda l’evoluzione biologica. In effetti dopo l’intero ciclo evolutivo che ha subìto l’universo, così come visto con le precedenti prove, l’ultima creazione è stata appunto la vita che è venuta fuori da una sintesi abiotica, ovvero dall’incontro di alcune particelle che prese singolarmente non avevano ancora una forma di vita organica. Tali particelle, combinatesi tra loro e concentratesi di composti organici semplici, come ad esempio l’ammoniaca, l’acido scialitico ed altro, progressivamente hanno formato la prima cellula vivente su alcune superfici come la costa dell’oceano, in seguito all’evaporazione dell’acqua. Sul nostro pianeta esistono dai cinque ai trenta miliardi di specie viventi diverse e tutti questi differenti organismi, compreso l’uomo, si sono evoluti da un singolo antenato comune, cioè da una sola cellula, i cui discendenti a causa di mutazioni si sono trasformati in miliardi di specie diverse, in grado di sopravvivere adattandosi all’ambiente per periodi più o meno lunghi di tempo.  Così stando le cose la teoria di Darwin è salva da un punto di vista scientifico, ma la stessa si concilia con quella creazionistica.

Veramente un grande saggio quello dell’esimio autore che propone argomenti di dialogo, attualissimi ed interessantissimi, quali l’esistenza di Dio, che al dire del Soma non si può affatto dimostrare perché Dio non ricade sotto i nostri sensi, mentre di contro Pneuma fornisce strabilianti prove scientifiche della sua esistenza - come afferma Don Pietro De Felice nella sua prefazione –  che continua: e poi ancora la sfera degli Angeli, l’origine dell’universo, l’evoluzionismo filosofico e scientifico, il perché del male nel mondo, la libertà dell’uomo, la reincarnazione, la Grazia e l’Amore, e per finire il destino eterno dell’anima destinata alla Beatitudine in Dio che segna il culmine della concezione teleologica della vita.

                                                                            RITORNERA’!

Appeso ad un legno di faggio antico,

respira ansante l’angosciosa agonia!

Poche parole, un lamento nel vento,

e poi i capo reclina e s’arrende alle fine.

Ma non era lui  il re, l’atteso profeta?

Davvero la morte ha ingoiato la vita?

Muoiono lassù le promesse nel tempo,

la sua parola che ridava speranza?

Tutto finisce con il cuore trafitto

dalla lancia curiosa del capo pattuglia?

 Ma nella tempesta foriera di morte,

il vento  mormora  alle pietre del Golgota,

 e poi arrivando  alle colonne del Tempio

che il morto alla morte  ha rubato la spada!

Egli ritornerà a stare con   gli uomini,

a ritmare con essi i passi nel tempo.

La sua sconfitta è scena apparente,

egli è davvero,davvero  il messia!

Egli ritornerà,sfidando la storia,

dando come premio al cuore che crede

il Regno promesso che va oltre il tempo.

                                                                           Pierluigi Mirra

 

Angelo Terranova ha vinto il Premio Città di Castello 2015  Sezione poesia

 

1)    Ci può spiegare , cosa ama fare e qual è il ruolo della scrittura nella  sua vita?

2)     

3)      Nella vita le mie tre passioni sono cinema, musica e la lettura di poesie (per quanto mi sforzi non riesco a leggere la prosa), cose che trovo comunque legate da un filo. La scrittura è un divertimento privato che continua negli anni pur (a volte) con ampie pause. Spero continui ad esserlo.

4)     

5)     Partecipando al premio Letterario Città di Castello si aspettava questo risultato?

Al premio Città di Castello avevo già partecipato nel 2009 con poesie più approssimative, rientrando nei primi 20. Quindi forse stavolta avevo la segreta speranza di fare meglio, ma vincere... è stata una bella sorpresa, di sicuro.

 

Cosa rappresenta per lei vedere la sua opera pubblicata?

 

 Avevo già pubblicato un libro nel 2007 presso una casa editrice di Perugia (l'Umbria è nel mio destino), quindi pubblicare per me non è una cosa nuova. Però è sempre e comunque gratificante, come si dice un libro è come un figlio.

 

Sta pensando a un futuro in cui la scrittura diventerà sempre più importante per  lei oppure la scrittura sta solo occupando una parentesi temporanea della  sua vita

 

Per me la scrittura è prima di tutto un appagante modo di esprimersi, non sempre al meglio (ci sono risultati minori o imbarazzanti) e spero non occupi lo spazio di una parentesi, ma fino ad adesso non lo è stata, quindi... Non so dire se in futuro diventerà più importante, per me già è importante, quando scrivo qualcosa che mi rappresenta più a fondo sento già che l'umore migliora... va bene anche così.

 

6)    Quanto è importante secondo  lei la promozione per il successo di un libro?

7)       

8)      Penso che la promozione sia importante, anche se la poesia vende poco. Il mio primo libro non ha avuto promozione poiché io mi sono rifiutato di fare presentazioni per paura o timidezza e i risultati si sono visti. Comunque vi prego, non chiedetemi di fare presentazioni!

 

9)      6)    Chi desidera ringraziare?

Prima di tutto ringrazio i miei genitori, come ho fatto nella dedica al libro. Poi il presidente di giuria Alessandro Quasimodo e la giuria tutta per avermi scelto, il dottor Antonio Vella per la disponibilità e vicinanza "telefonica" prima del premio e gli amici e i parenti tutti per avermi seguito, anche su internet. È stata una sorpresa che non dimenticherò.

 

E’ stato compiuto negli Stati Uniti, dal gruppo di Craig Venter,  un passo decisivo verso la realizzazione della vita sintetica. E’ stato infatti costruito il primo batterio sintetico con un Dna 'minimo' in grado di farla sopravvivere. La cellula appena prodotta si chiama Syn 3.0, ha appena 473 geni e ognuno di essi svolge una funzione indispensabile alla vita. Il risultato apre anche la strada alle prime applicazioni della vita artificiale: su questo kit di base comune a tutti i viventi sarà possibile in futuro innestare specifiche funzioni per ottenere batteri con specializzazioni particolari, come produrre biocarburanti o bonificare terreni e acque contaminati. I ricercatori hanno diviso il suo Dna, composto da 901 geni, in otto sezioni, ognuna delle quali è stata "etichettata" in modo da renderla facilmente riconoscibile rispetto alle altre. Hanno quindi cominciato a comporre queste tessere di Dna in centinaia di "mosaici" genetici diversi, eliminando ogni volta quelle che non avevano un legame con funzioni essenziali alla vita. E' stato un lavoro di pazienza, nel quale si sono ripetuti centinaia di tentativi, e alla fine sono rimaste solo le tessere importanti per la sopravvivenza: il programma alla base della vita. Organizzandole in un unico genoma si è ottenuto Syn 3.0, il vivente con un Dna minimo composto da 473 geni.

Torino (di Nando Cimino)  - ‘La contabilità del diavolo’, di Monica Dogliani e Andrea Ronchetti, edito dalla Montauk di Torino, è uno di quei libri che dovrebbe entrare a far parte della vita di ciascuno di noi. Da leggere, rileggere, leggere ancora e tenere lì, non solo per le emozioni che suscita ma per la memoria che contribuisce a trasmettere e conservare, quale indelebile monito per l’umanità intera. Il romanzo, ambientato nella Germania nazista dei Lager di Auschwitz-Birkenau, edificati nella Polonia meridionale come strumento per ‘la soluzione finale della questione ebraica’, racconta un intreccio di vite nel difficile percorso verso la libertà anche interiore, a partire dal 1944, sgranando la sua vicenda fino al 1955. Dopo la morte del coautore, Andrea Ronchetti, avvenuta nel luglio dello scorso anno, Monica Dogliani, sembrava non voler dar seguito al progetto editoriale nel devoto rispetto dell’amico e collaboratore, scomparso ad una settimana dal compimento del suo 52° compleanno. Le esortazioni di amici e familiari, però, hanno indotto la scrittrice, nell’idea di onorare la memoria di Andrea Ronchetti, a portare a compimento l’opera, attraverso la sua pubblicazione. Ed è la stessa autrice a esporre le ragioni del romanzo che impegna il lettore, a partire dal titolo: “L’approccio nazista non dimenticava di contabilizzare tutto – spiega Monica Dogliani -. Da una parte per noi posteri è una fortuna, perché abbiamo della documentazione che può contrapporsi alla dichiarazioni dei negazionisti. Nel romanzo c'è un personaggio, il maggiore Ziegler, una meteora nella narrazione, che lascia il segno. E’ chi si occupa proprio di portare in partita doppia le entrate e le uscite dei ‘pezzi’. Gli individui, gli esseri umani, nella logica del Lager, diventavano numeri”. C’è una ragione in più che si consolida in un messaggio chiaro: “I ragazzi devono capire che il male è ordinario – prosegue la scrittrice - e fa parte della biologia umana. La non accettazione dell’altro è il primo passo verso un percorso che ricorda troppo bene la strategia nazista. Io non sono migliore di nessuno perché ho gli occhi verdi e la pelle chiara. Personalmente – termina la Dogliani – ritengo d’essere stata fortunata a nascere in questo periodo storico, in un Paese dove vige una democrazia. Ma sarò peggiore di qualsiasi altra persona se il mio comportamento potrà annientare un essere umano o anche solo, scartarlo”. Il libro è avvolto in copertina da uno scatto che il fotografo, Roberto Gatti, ha voluto regalare all’edizione, siglando così il suo contributo all’estensione di una ‘memoria’ che, a quanto pare, necessita ancora d’essere risvegliata.  

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