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(Luigi Di Lauro)

- Ventiquattro di maggio del 1992. Sono trascorsi venticinque anni dalla visita del Papa "Santo" nella città di Capua, ma il ricordo è indelebile, per chi come noi ebbe l'opportunità di vivere una grande emozione; una grande giornata di riflessione e di festa, toccando con mano la Santità di uno dei Pontefici più amati ed apprezzati della Chiesa di Roma.
Da giovane cronista del "Giornale di Napoli" diretto da Orazio Mazzoni e la redazione casertana da Federico Scialla, fui inviato nella sala stampa, dove ebbi l'opportunità di conoscere, apprezzare ed osservare il lavoro di grandi vaticanisti, inviati a Capua dalle più autorevoli testate giornalistiche mondiali.
L'argomento in discussione era sicuramente tra i più dogmatici: la Verginità perpetua di Maria.
D'altronde, già nel 391, per disposizione di Papa Siricio, Capua fu sede di un concilio plenario di vescovi occidentali ed orientali nel quale, sotto la presidenza di Sant'Ambrogio, fu discussa e definita la dottrina riguardo alla perpetua verginità di Maria, contestata dal vescovo eretico Bonoso di Sardica.
La città di Capua si presentò al cospetto del Pontefice nella sua pura semplicità: un palco piccolo ma sufficientemente autorevole sulle scale di S. Eligio, i trombonieri sul terrazzo del palazzotto della Gran Guardia, sede della Pro Loco ed una scritta che si estendeva lungo l'intero palazzo Gianfrotta, adorna di orchidee "Tu es Petrus". 
La nota di cronaca è che per l'occasione, Capua fu rappresentata da un Commissario Prefettizio in quanto ci fu una vacatio amministrativa. Il Santo Padre giunse in piazza dei Giudici a bordo della Papamobile. Dopo il discorso alla città, proseguì alla volta della chiesa di San Pietro Apostolo alle Gescal. La celebrazione Eucaristica in piazza D'Armi. Ad accompagnare il Pontefice il Cardinale della Chiesa Metropolita di Napoli, Giordano e l'indimenticabile Arcivescovo Luigi Diligenza.
Abbiamo anche l'opportunità di produrre i tratti salienti dell'intervento del Papa in piazza dei Giudici: "A tutti voi, convenuti in questa storica piazza “Giudici”, sede di avvenimenti che hanno segnato il cammino della vostra storia, il mio più cordiale saluto insieme con l’augurio di lieta prosperità nella concordia e nella pace. Ringrazio il Signor Commissario al Comune di Capua per le gentili espressioni di benvenuto che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Ringrazio e saluto le Autorità civili, amministrative e militari della Regione, della Provincia e dei Comuni dell’Arcidiocesi qui rappresentati. Un affettuoso pensiero all’Arcivescovo, il venerato fratello Monsignor Luigi Diligenza, ai Presuli presenti, ai Sacerdoti, ai Religiosi e Religiose e a tutti gli operatori pastorali laici che collaborano nel servizio del Vangelo.
Sono lieto di trovarmi fra voi, in questa Chiesa di Capua, la storia delle cui origini si confonde con quella dei primi tempi dell’era cristiana ed è stata celebrata da Cipriano di Cartagine, da Atanasio di Alessandria, e da Paolino di Nola. La vostra è una Chiesa che possiede un martirologio particolarmente ricco, e nella serie dei suoi Vescovi presenta personaggi di grande rilevanza nella storia della Chiesa: l’amico di San Benedetto, Germano, mandato a Costantinopoli dal mio Predecessore, il Papa Ormisda, per porre fine allo scisma di Acacio; Vittore, la cui attività e il cui amore per la Sacra Scrittura e per la Liturgia, ebbero vasta diffusione per opera di San Bonifacio nel Nord Europa e, nei tempi più recenti, i Cardinali Roberto Bellarmino, il teologo della Riforma Cattolica, ed Alfonso Capecelatro, il profeta dei tempi nuovi per la Chiesa e per l’Italia. Sono queste, cittadini di Capua, glorie del passato, che impegnano il vostro presente. Voi siete chiamati ad essere all’altezza di coloro che vi hanno preceduto e hanno reso grande la vostra Città. Capua, Regina del Volturno, al centro della “Campania felix”, tanto celebrata nell’antichità, ha assolto a un ruolo storico voluto dalla Provvidenza accogliendo nel corso dei secoli numerosi Papi, da Giovanni VIII a Pio IX, e offrendo a tutti una generosa ospitalità insieme con gli aiuti che le vicende storiche e le calamità dei tempi richiedevano.
L’occasione particolare che ha oggi sollecitato questa mia visita pastorale è la celebrazione del XVI centenario del Concilio Plenario Capuano (391-392), che ebbe come oggetto peculiare dei suoi dibattiti la Verginità perpetua della Madre del Signore. Mi è noto il vostro amore a Maria, espressione di una lunga tradizione testimoniata dalle numerose chiese dedicate alla Vergine, e specialmente dalla vostra Cattedrale intitolata all’Assunta, come pure dal Duomo di Santa Maria nell’antica Capua, e soprattutto dal santuario di Leporano, che vede ogni anno il popolo pellegrinante col suo Pastore per affidare alla Vergine preoccupazioni, prospettive, speranze, consegnate nel piano pastorale diocesano. È nel nome della Vergine Santissima che compio questa mia visita pastorale alla vostra Chiesa, nel nome della “piena di grazia”, della “benedetta fra le donne”, di Colei che, donando agli uomini il Redentore, ha ridato al mondo la speranza. Guardando a Maria, umile ancella del Signore, ma anche premurosa soccorritrice della cugina Elisabetta, dico a voi tutti, che sperimentate le molte difficoltà della società di oggi: sappiate aprirvi con generosità a chi è nel bisogno: “La solidarietà - ho scritto nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis - è indubbiamente una virtù cristiana... Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale uguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: “Dare la vita per i fratelli” .
Carissimi, davanti ai fenomeni della disoccupazione, della povertà, della tossicodipendenza, presenti qui come altrove, ma soprattutto di fronte al fenomeno immigratorio, specialmente di cittadini extracomunitari, che assume qui particolare rilevanza, voglio chiedere a tutti voi di non rinchiudervi nell’egoismo. L’egoismo è negazione dell’amore. Respingete come indegna dell’uomo ogni tentazione di rifiutare lo straniero: accogliere il debole, il povero, lo straniero è un precetto che fa parte del patrimonio spirituale dei cristiani e costituisce un aspetto decisivo della carità evangelica. Chiedo a voi, cittadini di Capua: date un esempio! Lo chiedo a voi che avete una storia, non solo d’altri tempi, ma anche recente, di accoglienza e di premurosa ospitalità. Ne è testimonianza il campo profughi di Capua, che per decenni ha ospitato uomini e donne dell’Est europeo e di altre parti del mondo. Alla luce di queste vostre così nobili tradizioni vi invito a rispettare la vostra storia.
Carissimi fratelli e sorelle, amate la vostra storia, vivete la vostra storia e sarete così testimoni d’un messaggio di autentica civiltà cristiana, che ha anche per voi il collaudo di due millenni".
La considerazione che conclude il servizio, non può che testimoniare l'attualità del discorso del Santo, che già venticinque anni fa, fu precursore di una professione di fede finalizzata alla solidarietà, all'ospitalita' ed al servizio per gli "ultimi".