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(Enzo Toscano) Era pressappoco la metà del 1933 quando apparì nelle edicole italiane il primo numero di “Il Monello”, il periodico che sarebbe divenuto un appuntamento fisso per tutti i ragazzi di quel tempo, seguito poco dopo anche dall’ “Intrepido”. Ininterrottamente, superando l’oscuro periodo bellico e le crisi economiche che si sono avvicendate negli anni seguenti, il Monello si attestava tra i periodici per ragazzi più letti e profondamente diffusi all’epoca. Alla fine del 1990 le luci della ribalta si spengono. Dopo 57 anni di permanenza nelle edicole italiane, quel Monello che tanto aveva affascinato generazione dopo generazione, cessava le pubblicazioni lasciando in chi l’aveva letto, guardato ed accarezzato, una scia di dolcissima malinconia. Ma non è di questo che volevo parlarvi, bensì di un curioso personaggio a fumetto in esso presente, il biondo ragazzotto Superbone, dal ciuffo fissato con la colla e la pancetta prominente, e che trascorreva il suo tempo a giocare scherzi ai ragazzini poveri del quartiere finendo poi, ogni volta, bastonato. Quel personaggio, a me ragazzino del popolo negli anni 60’, mi ha sempre colpito, vuoi per la sua profonda ed innata antipatia solo a vederlo, sicuramente perché alla fine rappresentava perfettamente un certo modello del figlio di papà di quegli anni. Ben pasciuto, saccente e saputello, con quello spirito prevaricatore che amava ostentare in presenza dei suoi amichetti, trattati con stupida seppur innocente arroganza. Amava fare sempre degli scherzi di cattivo gusto, soprattutto ai ragazzini del basso censo; invero quest’ultimi, ben addestrati dalla dura scuola della vita e della strada, spesso alleandosi tra di loro, ricambiavano con gli interessi lo scherzo, rendendolo alla fine ridicolo oltre che spesso in cattive condizioni. Ricordo la striscia finale di una storia dove il povero Superbone veniva sommerso da una montagna di rifiuti fatta cadere dai destinatari dello scherzo che, accortisi di questo, avevano provveduto alla contromisura. Il povero Superbone piangeva a dirotto, non per lo scherzo andato a buca, non per essere sommerso dai rifiuti, ma perché era stato contaminato il suo famoso ciuffo biondo. Quel fumetto, con l’indisponente ed odioso personaggio, per noi ragazzini delle classi sociali più popolari era l’esempio da seguire per attuare quella rivincita sociale contro tutti i piccoli Superboni presenti in giro; a scuola era sempre quello che non faceva copiare i problemi di matematica o le frasi di latino, quello che si faceva bello con la ragazzina più carina, in virtù esclusiva dell’abbondanza di lirette che aveva a disposizione, ed era quello che faceva sempre la “spia” alla maestra; quest’ultima poi come premio, ma intimamente disprezzandolo perché è vero che la spia è considerata persona ignobile anche da chi usufruisce della delazione, il Superbone veniva messo alla lavagna per segnare la famosa lista dei buoni e dei cattivi, beccandosi alle spalle l’inevitabile cancellino in testa. Era quello che si intrufolava in tutte le discussioni indicando la sua esclusiva verità, organizzava feste a casa sua, ricche di ogni ben di Dio, invitando però solo altri Superboni. In cambio a scuola riceveva, impalpabile, la gomma da masticare attaccata al pantalone o nei capelli, la elegate giacca abilmente e silenziosamente cucita al resto dell’abbigliamento, le miccette esplose nel cappuccio del giaccone. Le vendette erano tante e micidiali; le ricordo adesso però con amabile distacco. Quei Superboni di quegli anni, seppur odiosi ed insopportabili, erano l’altra faccia della stessa medaglia. Rappresentavano solo se stessi e ne pagavano personalmente le conseguenze; erano la rappresentazione comica di una classe sociale forte economicamente, ma tutto sommato impacciata nel risolvere le controversie personali. Spesso pagavano personalmente le loro piccole arroganze, ma ricordo che talvolta lo facevano silenziosamente, anche con discreta eleganza, quasi assumendosi intimamente la responsabilità delle loro azioni. Con il passare degli anni, ne provo quasi simpatia, soprattutto se li confronto con i Superboni di oggi. Quelli volevano imporre il proprio status, e lo facevano in modo goffo e maldestro; una classe benestante ma non volgarmente offensiva, quasi rurale, con ancora la vecchia mentalità della ricchezza costruita dal niente. Quelli di oggi sono semplicemente “cattivi, infidi”, abili nella loro profonda infamia. Di solito non ostentano la propria ricchezza, dovuta spesso al potere occulto di amicizie particolari, ma sono pericolosi se li tocchi. Non ho mai visto un papà di quei Superboni degli anni che furono, venire in preda all'ira a cercare vendetta per il figlio. Con questi qui di oggi rischi direttamente vendette trasversali, quando non in proprio. Se li prendi a calci nel sedere, dopo ti mandano qualcuno, in perfetto stile camorristico. A scuola spesso sono defilati perché già addestrati ad aspettare; sono quelli che poi te li ritrovi magari in tanti consigli comunali, provinciali, regionali e su a salire. Sono quelli che ti comandano sapendo di godere di eterne immunità, che fanno la bella vita pagata con i soldi pubblici e delle tante iniquità. Diventano inevitabilmente pessimi giovani medici, cattivi ingegneri, professionisti, manager, politici. Un Superbone mio vecchio compagno alle elementari, è oggi un bravissimo e stimato medico; quelli lì tutto sommato hanno meritato diplomi e lauree; questi spesso le comprano o le prendono per ricatti. Vogliamo iniziare a compilare un copioso elenco di alcuni famosi e giovani rampolli, celebrati ancorché volgari ed ipocriti nelle loro miserevoli arroganze ? Per carità di Dio. Non mi sporco le mani. Torno al mio Monello.