Una ricerca condotta dalla Yonsei University College of Medicine di Seoul apre nuove prospettive nel trattamento della disfunzione erettile maschile, riportando l’attenzione su una pianta utilizzata nella medicina tradizionale da millenni: il ginseng.
Lo studio, che ha coinvolto oltre cento uomini con diagnosi accertata di difficoltà erettile, ha rilevato miglioramenti nelle prestazioni sessuali dei partecipanti dopo alcune settimane di assunzione regolare di compresse a base di ginseng. Il meccanismo d’azione ipotizzato dai ricercatori riguarda la capacità della pianta di stimolare il rilascio di ossido nitrico dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi, favorendo una vasodilatazione che faciliterebbe l’erezione. Tra le varietà studiate, la medicina cinese tradizionale attribuisce le proprietà più significative al ginseng rosso, ottenuto attraverso un trattamento a vapore della radice seguito da essiccazione.
Il contesto in cui questa ricerca si inserisce è rilevante. In Italia la disfunzione erettile riguarda oltre 3,5 milioni di uomini — circa uno su otto tra gli adulti — eppure rimane un tema trattato con estrema reticenza. I dati disponibili indicano che un uomo su quattro affetto da questo disturbo non cerca alcuna terapia, mentre uno su tre dichiara di preferire rimedi autonomi rispetto a una consulenza medica. Un silenzio che gli specialisti considerano il principale ostacolo a una gestione efficace del problema.
Sul fronte farmacologico, i trattamenti oggi più diffusi — sildenafil, tadalafil e vardenafil — hanno rappresentato una svolta significativa nell’ultimo ventennio, ma mostrano limiti concreti: circa il 30 per cento dei pazienti non risponde in modo soddisfacente a queste terapie. Per questa fascia di uomini le alternative attualmente disponibili risultano più invasive e psicologicamente impattanti.
Giovanni D’Agata, fondatore dello Sportello dei Diritti, ha commentato i risultati sottolineando come una terapia a base di ginseng, assunta in modo continuativo, potrebbe offrire un approccio più naturale e meno discontinuo rispetto ai farmaci tradizionali, con ricadute positive anche sul piano psicologico, in particolare per gli uomini più anziani che vivono il disturbo con maggiore imbarazzo.
È opportuno precisare che, nonostante i risultati incoraggianti, la comunità scientifica invita a considerare questi dati come preliminari. Prima di intraprendere qualsiasi terapia alternativa, è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio medico.


