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Borghi bianchi della Puglia centrale: i cinque da vedere partendo da Bari

Borghi bianchi della Puglia centrale i cinque da vedere partendo da Bari

C’è una cosa che nessuno ti dice prima di partire per la Puglia, e cioè che la prima volta che ti trovi davanti a un borgo bianco hai una reazione fisica strana. Non è esattamente meraviglia, perché la meraviglia è una cosa più composta. È più simile a quel momento in cui esci dal cinema dopo aver visto un film bellissimo e per un secondo il mondo reale ti sembra fuori fuoco. Solo che qui non sei in un cinema. Sei in piedi su una collina pugliese, alle quattro del pomeriggio di un giorno qualsiasi, e davanti a te c’è un agglomerato di case bianche che sembrano dipinte stamattina apposta per te.

L’ho provato la prima volta arrivando a Ostuni in macchina, dopo una curva, quando il borgo è apparso all’improvviso sulla collina come una specie di nuvola compatta. Ho letteralmente rallentato senza accorgermene, e il signore in macchina dietro di me — pugliese, evidentemente abituato — mi ha suonato il clacson con quel ritmo paziente che usano da queste parti, come a dirmi “sì, lo so, lo capisco, ma ora muoviti che devo passare”. È stato il mio benvenuto in Valle d’Itria.

Se hai in mente di esplorare i borghi bianchi partendo da Bari, ho una buona notizia per te: sono tutti raggiungibili in meno di un’ora e mezza, sono concentrati in un’area geografica piccola, e ognuno di loro ha una personalità diversa. Sembrano tutti uguali nelle foto. Non lo sono per niente.

Quali sono i borghi bianchi della Puglia raggiungibili da Bari

I cinque borghi bianchi più belli della Puglia centrale raggiungibili da Bari sono Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e Alberobello, tutti situati nella Valle d’Itria — l’altopiano carsico tra le province di Bari, Brindisi e Taranto. Si raggiungono in macchina in tempi che vanno dai cinquanta minuti (Alberobello) a un’ora e venti (Ostuni), e sono distanti l’uno dall’altro pochi chilometri, il che li rende perfetti per un itinerario in giornata o per un weekend lento di due o tre giorni. Quello che li accomuna è la calce bianca con cui sono dipinti per ragioni antichissime — riflettere il sole estivo, disinfettare le pareti, segnalare alle navi la presenza di insediamenti dall’alto. Quello che li distingue, invece, è tutto il resto.

Ti racconto ognuno di loro come se ti stessi seduto accanto in macchina, in ordine geografico da nord a sud, partendo dal più vicino a Bari.

Alberobello: il borgo dei trulli che non smetterai di fotografare

Alberobello si raggiunge da Bari in cinquantacinque minuti di macchina o in poco più di un’ora con la Ferrovia Sud Est. È il borgo dei trulli — quelle case a cono di pietra calcarea con il tetto a cupola che hai visto su tutte le copertine dei calendari pugliesi degli ultimi vent’anni — e dal 1996 è patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Cosa vedere ad Alberobello

Il borgo è diviso in due rioni: Rione Monti, quello più turistico, con circa millecento trulli concentrati su una collina e una vista che ti fa effettivamente capire cosa significhi l’espressione “patrimonio dell’umanità”; e Rione Aia Piccola, dall’altra parte del paese, dove i trulli sono meno fotografati ma più autentici, ancora abitati da gente che ci vive normalmente, stende il bucato, sgrida i bambini in dialetto. Ti consiglio di girarli entrambi, ma se hai poco tempo, dedica almeno mezz’ora ad Aia Piccola, perché è lì che capisci che Alberobello non è una scenografia, ma un posto vero.

C’è poi il Trullo Sovrano, l’unico trullo a due piani, costruito a metà del Settecento da una famiglia di sacerdoti che evidentemente avevano deciso che un piano solo era poco. È visitabile, l’ingresso costa due euro, ed è uno di quegli edifici che ti fanno pensare a quanto la storia sia piena di gente bizzarra che ha avuto idee bizzarre.

Quando andare

Il segreto di Alberobello è andarci al di fuori degli orari di punta. Dalle dieci alle sedici, soprattutto in estate, è invasa da pullman turistici che la trasformano in una specie di Disneyland col tetto a cono. Vai presto la mattina (apertura cancelli verso le otto e mezza) oppure nel tardo pomeriggio dopo le diciotto, quando i pullman ripartono e il borgo si svuota. Al tramonto, con le luci che si accendono dentro i trulli e il cielo che si tinge di arancione, è uno dei posti più belli d’Italia. Te lo dico io che di solito sui superlativi sono cauto.

Locorotondo: la rotondità perfetta del più bel balcone di Puglia

Locorotondo dista quindici minuti di macchina da Alberobello, ed è — letteralmente — un borgo costruito a forma circolare su una collina. Il nome viene da Locus Rotundus, “luogo rotondo”, e quando lo guardi dall’alto capisci che chi l’ha battezzato non si sforzava di essere creativo.

Cosa rende Locorotondo diverso

A differenza di Alberobello, Locorotondo non ha trulli al centro storico. Ha qualcosa di altrettanto particolare: le cummerse, abitazioni con il tetto a spioventi ripidi coperti da chianche calcaree, una soluzione architettonica unica in Puglia. Vista dall’alto, la concentrazione di tetti grigi su pareti bianche dà al borgo una densità visiva che è difficile descrivere a parole — è come se qualcuno avesse premuto leggermente verso il basso un intero villaggio.

Il centro storico è piccolo, si gira in quarantacinque minuti, ed è uno di quei posti dove ti accorgi che non stai cercando niente in particolare, stai semplicemente camminando, e va bene così. C’è una via principale, alcune chiese antiche, qualche vinaio (Locorotondo ha una DOC tutta sua, il bianco di Locorotondo, che vale assolutamente la pena di provare), e parecchi balconi fioriti dai quali, ogni tanto, qualcuno ti guarda passare con la stessa espressione affettuosamente perplessa con cui guarderebbe un piccione che ha sbagliato strada.

Il belvedere su Valle d’Itria

La cosa che da sola vale il viaggio è il belvedere alla periferia del centro storico, da cui si vede tutta la Valle d’Itria sotto di te: i trulli sparsi tra gli ulivi, i muretti a secco che corrono giù per le colline, i campanili degli altri borghi all’orizzonte. Se al mondo esistesse un concorso per il miglior balcone d’Italia, Locorotondo sarebbe almeno tra i finalisti.

Cisternino: il borgo dove la cena si decide al macellaio

Cisternino è a dieci minuti da Locorotondo, ed è il più sottovalutato dei cinque borghi. Niente UNESCO, niente trulli iconici, niente folle. Solo un centro storico bianco e silenzioso con vicoli che si annodano in modo apparentemente casuale, scalinate che spuntano dove non te le aspetti, e una tradizione gastronomica che da sola giustifica la deviazione.

Cosa vedere a Cisternino

Il centro è raccolto intorno a Piazza Vittorio Emanuele e alla Chiesa Madre, ma il vero piacere è perdersi nelle stradine laterali — Via Cavour, Via Tarantini, Via San Quirico — dove le case si toccano, dove il sole entra a stento, dove qualcuno ha sempre messo fuori una sedia che non si sa bene cosa stia aspettando. Il borgo si visita in un’ora, comprese le tre fermate obbligatorie per le foto.

Il rito del “fornello pronto”

E poi c’è il rito del “fornello pronto”, che è la ragione principale per cui i baresi vengono a Cisternino la domenica. Funziona così: entri in una macelleria del centro, scegli la carne che vuoi mangiare — bombette, salsicce, gnumeredde, costine — la paghi, e il macellaio te la cucina al momento sulla brace, davanti a te. Tu ti siedi a un tavolino fuori dal locale, ordini il vino di casa, e mangi quello che hai scelto trenta minuti prima. È un’esperienza che, raccontata, sembra una trovata folcloristica. Vissuta, è una delle cose più belle che la Puglia sa fare. Tre o quattro macellerie del centro lavorano in questo modo. Provale.

Martina Franca: il borgo barocco che non te lo aspettavi

Martina Franca è a quindici minuti da Cisternino, ed è il borgo che spiazza tutti quelli che credono di sapere cos’è un borgo bianco. Perché Martina Franca è bianca, sì, ma è anche barocca. Una contraddizione che a parole non funziona, e dal vivo invece sì.

L’anomalia barocca della Valle d’Itria

Mentre gli altri borghi della Valle d’Itria sono semplici, contadini, lineari, Martina Franca esibisce palazzi nobiliari, balconi in ferro battuto, portali decoratissimi, una piazza ducale (Piazza Roma) con un palazzo settecentesco che a Roma o Lecce non sfigurerebbe. È stata feudo dei Caracciolo, una famiglia nobiliare che evidentemente aveva soldi e voglia di farlo vedere, e i suoi vicoli stretti aprono ogni tanto su scorci architettonici che ti fanno fermare a chiederti se sei ancora nella stessa regione.

Cosa vedere

Il giro inizia da Piazza Roma con il Palazzo Ducale (visitabile, ingresso libero, vale la deviazione per gli affreschi del piano nobile), prosegue verso la Basilica di San Martino con la sua facciata barocca che è una delle più elaborate del sud Italia, e si conclude nel labirinto del centro storico. Tempo necessario: un’ora e mezza, due se ti soffermi a guardare i portali.

Martina Franca, in luglio, ospita il Festival della Valle d’Itria, una manifestazione di musica lirica che attira pubblico da tutta Europa. Se capiti in città in quel periodo, anche solo per una sera, vale la pena prendere un biglietto.

Ostuni: la città bianca che ti aspetta sulla collina

E arriviamo a Ostuni, la più famosa, la più fotografata, la più cinematografica. Ostuni dista un’ora e venti minuti da Bari, è leggermente fuori dalla Valle d’Itria propriamente detta — siede sulla linea di confine tra l’altopiano e la costa adriatica — e ha un soprannome che è praticamente una promessa pubblicitaria: la Città Bianca.

Perché Ostuni è così bianca

Lo è davvero, peraltro. La calce con cui sono dipinte le case è di un bianco quasi luminoso, soprattutto al tramonto, quando assorbe l’ultima luce del sole e la restituisce con un effetto che le foto non riescono a rendere. L’origine della tradizione risale al Medioevo, quando le pareti venivano imbiancate per ragioni igieniche durante le epidemie di peste. La tradizione è rimasta. Il risultato è uno dei centri storici più scenografici del Mediterraneo.

Cosa vedere a Ostuni

Il borgo si inerpica su una collina, e si esplora salendo gradualmente verso la sommità, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta — una costruzione tardo-gotica del Quattrocento con un rosone enorme che è uno dei più belli del sud Italia. Il giro completo del centro storico richiede un paio d’ore se cammini con calma, e va fatto con scarpe comode perché i vicoli sono ripidi e pavimentati con basole lisce di pietra calcarea che, se piove, diventano la cosa più scivolosa che hai mai calpestato.

Ti consiglio di salire fino alla terrazza panoramica di Largo Castello al tramonto: da lì si vede tutta la piana degli ulivi monumentali fino al mare, e l’ombra di Ostuni che si allunga sulla campagna è una delle scene più belle che la Puglia regala.

Cosa mangiare a Ostuni

Ostuni ha una scena gastronomica molto più sviluppata degli altri borghi, in parte perché ha più turisti, in parte perché è più benestante. Trovi sia trattorie tradizionali sia ristoranti più ricercati. Il consiglio è di mangiare in uno dei locali del centro storico in cui si fa cucina pugliese moderna — orecchiette ripensate, paste con frutti di mare leggermente alleggerite, contorni di verdure spontanee del territorio. Spenderai dai trentacinque ai cinquanta euro a persona, ne uscirai molto soddisfatto.

Come visitare i borghi bianchi in un weekend partendo da Bari

Il modo migliore per visitare i borghi bianchi della Valle d’Itria partendo da Bari è organizzare un weekend di due o tre giorni con macchina a noleggio, distribuendo le tappe in modo da non correre. Ecco la suddivisione che consiglio dopo averla testata diverse volte.

Itinerario di due giorni

Sabato mattina parti da Bari verso le otto e mezza, arrivi ad Alberobello entro le dieci (apertura, cinquantacinque minuti di macchina), giri Rione Monti e Aia Piccola fino a mezzogiorno, pranzo veloce sul posto. Pomeriggio Locorotondo e belvedere, poi Cisternino entro le diciassette per una passeggiata pre-cena e la cena al fornello pronto. Notte a Cisternino o in un trullo nelle campagne intorno.

Domenica mattina Martina Franca con visita al Palazzo Ducale, poi Ostuni nel pomeriggio per il tramonto sulla terrazza, cena in città, e ritorno a Bari in serata o lunedì mattina presto.

Itinerario di tre giorni

Se hai un giorno in più, distribuisci con più calma: un borgo al giorno il primo e il terzo, due borghi vicini il giorno centrale. Aggiungi una mezza giornata negli oliveti monumentali della piana di Ostuni o una sosta in una masseria della zona per il pranzo, e hai uno dei weekend più belli che la Puglia possa offrirti.

Come muoversi

L’auto a noleggio è praticamente obbligatoria. I borghi sono collegati da treni e autobus, ma le frequenze sono basse e i collegamenti tra un borgo e l’altro spesso macchinosi. Noleggi un’auto a Bari aeroporto o stazione centrale a partire da venticinque-trenta euro al giorno, e ti muovi liberamente. Le strade della Valle d’Itria sono in buone condizioni e bellissime da percorrere — i muretti a secco a destra e a sinistra, gli ulivi enormi, ogni tanto un trullo isolato in mezzo al niente — il viaggio è parte della destinazione.

Quando andare

Il periodo migliore va da metà aprile a fine giugno e da metà settembre a fine ottobre. Le temperature sono perfette, la luce è quella giusta per il bianco delle case, i borghi sono vivi ma non sovraffollati. Maggio è probabilmente il mese più bello in assoluto, quando gli oliveti sono ancora verdi brillanti e i muretti a secco si riempiono di fiori spontanei.

Luglio e agosto vanno bene se cerchi anche il mare (la costa adriatica è a venti minuti da Ostuni), ma fa caldo, e Alberobello in particolare diventa difficile da godere. Inverno e prima primavera offrono un’atmosfera completamente diversa, più rarefatta e malinconica, con i borghi semivuoti e qualche locale chiuso, ma per chi cerca la versione contemplativa della Puglia possono essere il momento ideale.

Quando torni a Bari, la sera della domenica, con la macchina che restituisci all’autonoleggio e il volo del lunedì da prendere, ti accorgi di una cosa. Hai visto cinque borghi che sulle foto sembravano tutti uguali, e che invece nella tua testa adesso hanno facce completamente diverse. Alberobello è il bambino che si fa fotografare. Locorotondo è l’introverso che si svela solo dall’alto. Cisternino è il cuoco di famiglia. Martina Franca è il cugino aristocratico che nessuno sospettava. Ostuni è la bella di paese che lo sa di essere bella.

Tutti e cinque, in modi diversi, sono uno dei motivi per cui la Puglia ha cominciato a comparire nelle conversazioni di tanta gente che, dieci anni fa, di Puglia non avrebbe mai parlato. E adesso che sei stato lì anche tu, probabilmente farai lo stesso.

Antonio Passaro, napoletano, classe 1989, laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Napoli. Cresciuto nel Sud Italia, ha trasformato la curiosità per il territorio e le sue contraddizioni in una cifra stilistica riconoscibile: i suoi testi uniscono rigore analitico e capacità narrativa, con un'attenzione particolare alle dinamiche economiche, culturali e sociali del Mezzogiorno. Appassionato di scrittura fin da giovane, considera il racconto giornalistico uno strumento di consapevolezza civica prima ancora che di informazione. Il mare — quello campano, con le sue luci e le sue complessità — è per lui fonte inesauribile di ispirazione e punto di riferimento identitario.