Beppe Grillo torna sul palco del Circo Massimo e non rinuncia alle provocazioni che lo contraddistinguono. Il fondatore del Movimento 5 Stelle, microfono in una mano e una “manina” di manichino nell’altra — riferimento non troppo velato alle polemiche sui decreti — ha toccato due temi di peso: la riforma della presidenza della Repubblica e il rapporto con l’alleato Matteo Salvini.
Sul Quirinale, Grillo è stato diretto: “Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato. Un capo dello Stato che presiede il CSM, che è capo delle forze armate, non è più in sintonia col nostro modo di pensare.” Un’apertura esplicita a una revisione costituzionale del ruolo presidenziale, tema che il Movimento aveva già sfiorato in passato senza mai affrontarlo con questa chiarezza.
Sul rapporto con Salvini, Grillo ha scelto toni insolitamente distesi. “È uno che dice una cosa e la mantiene. L’etica della politica è la lealtà, e oggi è un miracolo della politica.” Un riconoscimento netto, bilanciato però da una precisazione altrettanto netta: “Siamo strutturalmente diversi, come DNA.”
Una frase che sintetizza bene la natura del governo gialloverde: un’alleanza fondata su un patto di lealtà reciproca tra forze che restano, nella cultura politica e nell’identità di fondo, profondamente distanti.


