C’è una regola non scritta nel modo in cui le persone cercano qualcosa online, ed è una regola che cambia più in fretta di quanto gli imprenditori riescano ad adeguarsi. Per vent’anni la partita si è giocata su una lista di dieci link blu. Poi sono arrivate le mappe, le recensioni, le ricerche “vicino a me”. Oggi, sempre più spesso, chi cerca un professionista, un ristorante o un negozio non riceve più una lista di opzioni: riceve una risposta. Una sola, già confezionata da un’intelligenza artificiale.
Abbiamo chiesto a Pietro Rogondino, consulente SEO con quasi vent’anni di esperienza nel posizionamento locale per le PMI italiane, cosa significhi questo cambiamento per le imprese del Sud — e perché chi non aveva ancora risolto il problema della visibilità su Google rischia ora di restare fuori da una partita ancora più importante.
Cosa leggerai
«Il problema non è nuovo. È solo salito di un piano»
Lei parla di una “seconda invisibilità”. Ma molte imprese non hanno ancora risolto la prima. Da dove partiamo?
Partiamo proprio da lì, perché è il punto che quasi tutti saltano. Esiste già oggi un numero enorme di imprese del Sud che perdono clienti su Google senza nemmeno accorgersene: non compaiono nelle ricerche locali, hanno schede abbandonate, siti che non si aprono nemmeno bene sul telefono. Quella è la prima invisibilità, ed è ancora il problema più diffuso. Il punto è che, mentre questi imprenditori sono stati fermi, è arrivato un secondo piano dell’edificio. E rischiano di essere invisibili anche lì, prima ancora di aver capito che esistesse il primo.
Cosa intende per “secondo piano”?
Intendo il modo in cui le persone trovano le informazioni attraverso l’intelligenza artificiale. Quando un utente fa una domanda a ChatGPT, a Gemini o usa le risposte generate che Google mostra in cima ai risultati — le cosiddette AI Overviews — non sta più scorrendo dieci link. Sta leggendo una sintesi, costruita dall’AI pescando da poche fonti che ritiene affidabili. Se la tua impresa non è tra quelle fonti, semplicemente non esisti in quella risposta. E l’utente, nella maggior parte dei casi, non va oltre.
Che cos’è davvero la GEO
Si parla molto di GEO, “Generative Engine Optimization”. Per un imprenditore che non è del settore, cosa significa concretamente?
Significa lavorare perché siano i sistemi di intelligenza artificiale a scegliere te quando devono rispondere a una domanda che riguarda il tuo settore o la tua zona. La SEO classica ottimizzava per un motore che ti restituiva un elenco. La GEO ottimizza per un motore che ti restituisce un’opinione già formata. È una differenza enorme, perché in una lista di dieci risultati, teoricamente hai dieci possibilità di essere cliccato. In una risposta generata, spesso ce n’è una sola, e la prende chi l’AI considera più autorevole, più coerente, più citabile.
E come fa un’AI a decidere chi è “più autorevole”?
Più o meno con gli stessi “ingredienti” che contano da sempre, ma pesati diversamente. Conta la coerenza delle informazioni sulla tua attività ovunque compaiano in rete: nome, indirizzo, telefono, orari, servizi. Conta avere contenuti che rispondono in modo chiaro a domande reali, scritti per essere capiti, non per riempire pagine. Contano le recensioni e la reputazione, perché l’AI le legge come segnali di fiducia. E conta essere citati da fonti che a loro volta hanno credibilità. Non è magia: è la versione aggiornata di quello che chiamiamo competenza, esperienza, autorevolezza e affidabilità.
Perché il Sud rischia di più
Perché dice che le imprese del Mezzogiorno sono più esposte?
Per una questione di tempismo, non di capacità. Molte PMI del Sud stanno ancora recuperando il ritardo sulla presenza digitale di base. Se arrivi in ritardo sul primo piano e nel frattempo ne hanno costruito un secondo, il divario non si somma: si moltiplica. Il rischio concreto è che un’impresa investa oggi solo per “esserci” su Google, mentre la concorrenza — magari di altre regioni, che opera da remoto — sta già lavorando per essere la risposta che l’AI fornisce a chi cerca quel servizio. È lo stesso meccanismo di prima, ma più veloce e più spietato, perché premia ancora di più chi si muove per primo.
Quindi la SEO tradizionale non serve più?
Al contrario. Questo è il malinteso che voglio smontare. Non si riparte da zero e non si butta via niente. Le fondamenta della SEO locale — una scheda curata, informazioni coerenti, un sito veloce, contenuti utili, recensioni autentiche — sono esattamente il materiale di cui l’intelligenza artificiale si nutre per costruire le sue risposte. Chi ha fatto bene il lavoro di base parte avvantaggiato anche sulla GEO. Chi non l’ha fatto deve recuperare due ritardi insieme. La buona notizia è che il lavoro è uno solo, ben fatto.
Cosa dovrebbe fare un’impresa, oggi
Mettiamoci nei panni di un imprenditore campano che la sta leggendo. Da dove inizia?
Dalla consapevolezza, che è sempre il primo passo e non costa nulla. Provi a fare lei stesso le domande che farebbe un suo cliente — “miglior idraulico a Caserta”, “dove mangiare pesce a Salerno” — non solo su Google, ma anche a ChatGPT o agli assistenti che usa ogni giorno. Guardi cosa risponde. Se la sua attività non compare da nessuna parte, ha appena misurato il problema. È un esercizio banale, ma cambia completamente la conversazione, perché smette di essere una teoria e diventa una cosa che vede con i suoi occhi.
E il passo successivo?
Mettere ordine prima di inseguire. Coerenza delle informazioni, una scheda Google Business Profile viva e aggiornata, recensioni gestite, e contenuti che rispondano in modo onesto e chiaro alle domande che il cliente si pone davvero. Non servono budget enormi: serve metodo e serve farlo nell’ordine giusto. La tentazione è sempre quella di rincorrere l’ultima tecnologia. Ma l’AI non premia chi grida più forte, premia chi è più affidabile. E l’affidabilità si costruisce, non si compra.
Aspettare non è neutro
Un’ultima domanda. Se dovesse riassumere in una frase il messaggio per chi la sta leggendo?
Che il mercato si è già spostato di nuovo, e che aspettare non è una scelta neutra. Le imprese del Sud hanno prodotti, competenza artigianale e un rapporto con il cliente che difficilmente si trova altrove. Quello che manca, spesso, è solo la consapevolezza di dove i clienti stanno cercando adesso — perché non è più dove cercavano cinque anni fa, e tra un anno sarà cambiato ancora. Il vantaggio, oggi, è di chi decide di guardare in faccia questo cambiamento invece di far finta che non lo riguardi.



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