Capua-agro caleno
Carattere

( Luigi Di Lauro)  -

Nel seguire una mappa concettuale, ed in particolare su talune coincidenze sulle famiglie nobili dell'Italia meridionale, abbiamo sollevato un interesse sui Lampedusa. I riscontri oggettivi con la città di Capua, assumono rilevanza di carattere storico ed antropologico, e stimolano un opportuno approfondimento. La passione per la lettura ed il genius loci, non compromettono, però, la ricerca di fonti autorevolissime, sicché, la rilettura de "I Gattopardi di Capua", è determinante ai fini di una analisi finalizzata ad acquisire maggiore rispondenza tra la città di Capua e la nobiltà che diede corso, in Sicilia, ad un modus operandi, a detta di molti, abbastanza controversa, al punto da essere trama di uno tra i capolavori cinematografici più imponenti della filmografia italiana. Il cast di attori, fece il resto. Il libro "I Gattopardi di Capua", porta la firma di Giuseppe Centore, che licenzia la fatica editoriale, rinnovando, ancora una volta, un amore filiale con la sua città. Monsignor Giuseppe Centore, è apprezzato sacerdote della nostra Diocesi, nonché illuminato autore di quella poesia religiosa che lo ha reso protagonista in tutto il mondo.
La sua presentazione, impone garbo e capacità culturali di elevata conoscenza, per questo, vogliamo beneficiare del suo apprezzamento, quale atto devozionale per l'uomo ed il sacerdote, che tanto lustro dona alla nobilissima città di Capua. Il testo è pubblicato per le edizioni L 'Airone, meritoria associazione capuana, di vecchia genesi, oggi, presieduta da Francesco Chianese.
I Lampedusa, dicevamo, la cui bibliografia riporta i Gattopardi, e la loro presenza nella città di Capua.
Mariano Tomasi, conte di Castel Vignano, ed il suo terzogenito Luigi, ospitarono Alfonso V d'Aragona, nella fortezza di Montaperto. Nel 1455, la sconfitta di Firenze, determinò l'invio al confino per Mariano e Luigi, con la conseguente confisca di tutti i beni da loro posseduti. Per i due, non ci furono ulteriori alternative, pertanto, si trasferirono, al seguito di Alfonso, a Capua, dove godettero di un trattamento privilegiato, ottenendo onori e possedimenti, sia da Alfonso che dal figlio, Ferdinando I, che, addirittura, nominò Pietro, il figlio di Luigi, barone.
Pietro, dopo la morte, venne sepolto nella cappella della famiglia, all'interno della cattedrale di Capua. In vita, ebbe dalla moglie, la senese Blanditia Branchini, cinque figli, tre maschi e due femmine.
I Tomasi di Capua si estinsero nel XVII secolo, perché i numerosi maschi, nati in quel secolo, si dedicarono tutti alla carriera ecclesiastica.
La discendenza fu assicurata, però, da Mario, che si era trasferito in Sicilia, al seguito del duca Marcantonio Colonna, diventando il capostipite dei Tomasi di Sicilia, noti in tutto il mondo, grazie al romanzo"Il Gattopardo", come "Tomasi di Lampedusa". Il film è ancor oggi un colossal, con gli attori Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale. La celebre sequenza del ballo, fu girata, di notte, a Palazzo Gangi di Palermo, che richiese solo pochi interventi scenografici. Luchino Visconti, il regista, fece in modo di ricreare la luce delle candele. Si cercò di simulare con poca illuminazione artificiale e migliaia di candele, quella che doveva essere stata un’illuminazione interamente naturale.