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Intervista esclusiva a Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico - Prima Pagina Italiana Quotidiano On Line

Interviste
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(Nando Cimino)  -  Riprende oggi la nostra rubrica con un ospite di grande importanza non solo per la sua opera
di scrittore ma, soprattutto per la sua continua e costante battaglia sulla verità storica del nostro Risorgimento. E’ ormai inconfutabile il dato che, più che di unificazione d’Italia, si è trattato di una guerra di conquista di un Regno, quello delle Due Sicilie che, rispetto la restante parte parte della penisola italica, vantava una netta superiorità in ogni ambito del vivere civile, dell’impresa, dell’industria, della cultura, dell’arte e del vivere sociale. ‘Come siamo caduti in basso!’ molti così esclamano senza spiegarsi il perché, guardando alla martoriata Terra del Sud. La nostra indagine giornalistica è volta a dare una risposta anche a questo interrogativo. L’intervista a Gennaro De Crescenzo (nella foto*), scrittore, storico e Presidente del Movimento Neoborbonico, da sempre impegnato in prima linea nell’aspra battaglia contro la menzogna storica, ci introdurrà nel mondo dei ‘neoborbonici’.

Come nasce il Movimento Neoborbonico?
Il Movimento Neoborbonico nacque nel lontano 1993 quando, dopo gli studi effettuati soprattutto presso l’Archivio di Stato di Napoli, mi resi conto che bisognava iniziare a divulgare molte verità nascoste a proposito delle condizioni del Regno delle Due Sicilie e del processo di unificazione: iniziai a raccogliere i nomi di quelli che scrivevano lettere “borboniche” ai quotidiani sotto gli uffici telefonici della stazione (all’epoca internet sembrava fantascienza) e a chiamarli: tra gli altri rintracciai lo scrittore Riccardo Pazzaglia dopo aver visto una sua commedia ricca di verità storiche (“Ritornati dal passato”, con il titolo del bellissimo inno che avrebbe composto sulle note di Paisiello) e Riccardo mi “regalò” un articolo di domenica nella sua rubrica sul ‘il Mattino’ fornendo i miei recapiti a chi fosse interessato a controcelebrare, il 7 settembre; l’arrivo di Garibaldi a Napoli in una serata in nostra compagnia al Borgo Marinaro. Da quella domenica, quasi all’alba, a oggi, il mio telefono non ha mai smesso di suonare: dovevano essere in 70 e si presentarono in 400 tra bandiere borboniche riapparse dopo un secolo e mezzo, tv e quotidiani nazionali, compresa la BBC. Nacque così l’idea di un movimento culturale, il Movimento Neoborbonico con statuto e sede e alcuni obiettivi forti e chiari: ricostruire la storia di Napoli e del Sud, ricostruire radici, identità e l’orgoglio di essere meridionali.

Si è mai veramente interrotta la 'fede borbonica'?
La ‘fede borbonica’, probabilmente, non si era mai interrotta. Con l’eccezione di qualche pubblicazione e di qualche piccolo gruppo già esistente o di qualche singolo eroe (come non ricordare, tra gli altri, il grande compianto Angelo Manna, del quale mi vanto di essere stato amico vero e discepolo), non c’era mai stato un vero movimento in grado di divulgare certe storie, di farle radicare e diffondere, dalle curve degli stadi alle scuole: il nostro merito principale è stato quello di aver risvegliato una sensibilità, riscoperto una simbologia e un senso di appartenenza che, per decenni, erano stati dimenticati, ignorati o criminalizzati. In molti, nei primi anni di battaglie, ci chiedevano che cosa fossero quelle bandiere o chi fossero i Borbone: oggi quello stemma è diventato, non a caso e non da solo, il simbolo dell’orgoglio sulle sciarpe dei tifosi e, intorno ai Borbone e alla loro storia, sono nati decine di gruppi reali e virtuali, decine di pubblicazioni anche di grande successo (‘Terroni’ del grande amico Pino Aprile in testa) e cresce la voglia di sapere e di fare. Restiamo il gruppo più antico, attivo e diffuso del mondo meridionalista/sudista/borbonico/neoborbonico ma senza rivendicare mai ‘primogeniture’ e sempre rispettosi verso chi ci rispetta e chi si batte, magari da trincee diverse, ma contro gli stessi nemici e, come dimostrano le ultime iniziative, con l’entusiasmo di lavorare insieme a chi condivide con concretezza, serietà e coerenza e di certo non solo su facebook, i nostri ideali. Le battaglie insieme agli amici dei ‘Comitati delle Due Sicilie’, del gruppo di ‘Daunia Due Sicilie’, dell’Editoriale ‘Il Giglio’, della rivista ‘Il Brigante’, di ‘Insorgenza Civile’ o del movimento ‘Vanto’, sono la dimostrazione di quello che diciamo e della nostra capacità e volontà di collaborare. Del resto siamo convinti che unire le debolezze non serva; non possiamo disilludere o confondere la nostra gente durante un periodo così importante come questo. Non abbiamo mai realizzato così tante attività come negli ultimi anni e non abbiamo mai registrato, in 19 anni, tanti consensi e tanti successi. E’ un momento di crescita e di selezione importante e delicato. Ci tocca, però, continuare a lavorare anche grazie ai ‘compatrioti’, numerosi e compatti, vecchi e nuovi, del nostro Direttivo. Ci tocca continuare a macinare chilometri e parole in giro per l’Italia come abbiamo sempre fatto con sacrifici economici e fisici, piuttosto che perderci in manifestazioni sterilmente nostalgiche, magari con 5 partecipanti; amici e mogli eventuali comprese. Nelle polemiche internettiane o sulle dispute retoriche e teoriche sulla secessione o meno, sull’ indipendenza o meno, su monarchie o repubbliche, pur essendo tutti argomenti interessanti, non esattamente all’ordine del giorno, anche se ci rendiamo conto che è più facile aprire dibatti da casa propria piuttosto che caricarsi una macchina di pannelli di mostre sotto il sole.

 

Quali progetti per il futuro?
I progetti per il futuro sono sempre legati alla necessaria opera di divulgazione e sensibilizzazione; l’obiettivo è quello di formare classi dirigenti meridionali realmente e concretamente consapevoli, fiere e radicate e in grado di rappresentare il Sud di domani. Siamo convinti che la sfida vera sia proprio questa: politici radicati e politici sradicati, altro che destre o sinistre che da 151 anni ci hanno dimostrato la loro totale incapacità di governare la nostra gente. Un conto sono le urgenze e le necessità politiche che conosciamo bene anche noi, un altro le reali possibilità che abbiamo di fare fronte a quelle urgenze con partiti e partitini del Sud destinati, come ci dimostrano puntualmente le elezioni locali e nazionali, senza una reale e diffusa consapevolezza, a contare le famose ‘zero preferenze’ (è capitato) e i famosi ‘zero virgola’ a meno che non parliamo di finti partiti e partitini del Sud appiattiti a destra o a sinistra. Domanda delle domande che spesso siamo costretti a riformulare: se ci fosse anche una sola possibilità su mille di essere eletti in un parlamento italiano o europeo e di andare a gridare le nostre verità in quei consessi, pensate che non saremmo i primi a coglierla?

Cos’è il Parlamento delle Due Sicilie?

Diverso il discorso su eventuali provocazioni culturali e politiche. In questo senso, fin dal 2009, abbiamo promosso la nascita “Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud” (www.parlamentoduesicilie.it): un gruppo di azione civico-culturale, un osservatorio delle politiche per il Sud, un laboratorio di idee e progetti che si è riunito per la prima volta nel Maschio Angioino e in seguito nei luoghi simbolo di Palermo e Gaeta nel quale, oltre 150 meridionali di tutte le antiche province del Regno e degli ‘esteri’ sono chiamati ad una vera e propria palestra-sfida da classe dirigente. Del consesso fanno parte molti degli amici di altri gruppi citati prima riuniti anche in ministeri o commissioni di lavoro; ‘Istruzione e Cultura’, ‘Ministero per la par condicio Nord-Sud, ‘Ministero per la difesa di Napoli e del Sud’, ‘Ambiente’ ecc. Di qui, perché no, anche la provocazione di un futuro eventuale sindaco neoborbonico nell’accezione che ormai del termine si è diffusa; nel senso di un sindaco che conosce e ama le sue radici, che faccia dell’orgoglio di essere napoletano e meridionale una bandiera quotidiana e concreta.

Qualche polemica messa in campo contro i borbonici dai redivivi 'Giacobini'; cosa ne pensa?
A proposito di ‘radici’, è d’obbligo un chiarimento culturale: da decenni la cultura ufficiale è monopolizzata da una cultura giacobina e antiborbonica: è divertente, a volte, notare come molti ‘neogiacobini’ si lamentino del fatto che non abbiamo classi dirigenti adeguate. Dopo oltre un secolo e mezzo di retorica unitarista o giacobina totalmente unilaterale, di università, di borse di studio, di documentari e film, strade e scuole intitolate a questo o a quell’eroe, chi doveva formarle quelle classi dirigenti? E chi le ha formate così male? I ‘nemici’ veri, allora, sono più dalle nostre parti che di quelle della inesistente ‘padania’. Sono gli eredi di quelli che fecero massacrare il popolo nel 1799 e nel 1860, rinnegati e svenduti ai padroni francesi o piemontesi di allora, chiusi nei loro palazzi o nelle loro ville di Posillipo e hanno fatto e fanno più danni di Bossi e compagni, nemici anche loro ma almeno plateali, resi ancor più visibili da quelle orrende cravatte verdi. Ecco perché il lavoro fatto è importante ma dobbiamo continuare a lavorare. Ecco perché, e lo hanno capito anche i nostri avversari con le loro reazioni frequenti e scomposte nei dibattiti o sui loro media, è ancora importante svolgere il ruolo di dispensatori di storie e di orgoglio. Ecco perché ci servono e ci serviranno ancora i ‘raccontatori’ dei nostri ‘Briganti’ e dei nostri primati.
Ecco perché abbiamo ancora bisogno di compagni di battaglie e vi invitiamo a unirvi a noi per il prossimo importante anno già stracarico di impegni anche attraverso il nostro sito (www.neoborbonici.it, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), il nostro gruppo facebook (Movimento Neoborbonico Gruppo Ufficiale), il sito del “parlamento” (www.parlamentoduesicilie.it), la nostra puntuale rete di informazione che conta oltre 15.000 iscritti (www.reteduesicilie.it)".

 

Appuntamento a domenica prossima.

* nella foto: Gennaro De Crescenzo in compagnia di Carlo di Borbone e la moglie

 

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