n quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. (Matteo 14,13-21)

Commento

Si ha fame e si cerca il pane altrove; si ha sete e ci si allontana  dalle sorgenti genuine; si è stanchi e si continua a correre, quasi a non volere perdere il posto nella luna fila che a volte sembra portare verso l’ignoto. E dinanzi alla necessità di silenzio si continua a rompere i  vuoti del giorno e della notte con rumore e chiasso, e non c’è più spazio per avvertire, ascoltare voci tenue e lievi che vogliono parlarci, ma nel silenzio.

Gesù è un uomo d’azione, ma ama spesso appartarsi, oltre che per riposarsi dalle fatiche apostoliche, anche per parlare con il Padre suo, quasi a interpellarlo circa  le sue azioni importante che sta per mettere in opera.  Porsi in silenzio non è un’evasione ma una necessità, a parte del fisico a volte, ma principalmente dello spirito che ha bisogno di sentire voci che spesso non vengono da tuoni a da terremoti, ma da una brezza live, nella quale, come per Elia, passa Dio (1 Re 19,11-14). Nel silenzio,  avvertendo i passi di Dio, viene il desiderio, non solo di ascoltarlo, ma di parlare con Lui. Ecco che allora il silenzio è all’origine della preghiera, di quel caricarsi per  chi è affamato, per chi è assetato e che non hanno danaro, perché alla vera mensa di Dio, dialogando con Lui, si mangia e si beve, e tra Dio e l’uomo si crea una storia di amore e di amicizia. ( Is.55,1-3)

E quando si uniti davvero a Dio, il miracolo dell’amore  avviene ogni giorno ,è fatto dal quotidiano dell’uomo, il quale da Cristo non potrà essere separato da niente e da nessuno (cfr.Rom.8,35) Ma coloro che sono innestati in Cristo, non solo non potranno temere una possibile rottura, ma saranno vincitori in virtù dell’amore che a loro è stato donato (id.8,37).

Ma è anche vero che per rimarne uniti a Cristo, la fame e la sete di Lui non ci deve abbandonare mai, con la certezza che egli ci offre una fonte genuina concreta e una mensa imbandita. A questa fonte si attinge l’acqua che ha in se il DNA della vita eterna, e chi la beve è candidato alla vita eterna con Cristo; a questa mensa., che non è solo l’occasionale mensa, se pur miracolosa, dei 5 pani e dei 2 pesci, che con la potenza  di Gesù diventano pane e companatico per quelle migliaia di persone che lo seguono attratti dalla sua Parola.

La mensa che Cristo ci offre è la mensa del suo amore senza confini, che rompe le barriere del Cenacolo e si offre a chi crede, perché la sua fede diventi forte, la sua carità abbia contenuto e il suo desiderio di assimilarsi a Cristo si realizzi.

Però guai a sedersi a questa mensa  dimenticando gli altri assetati e affamati!

Siamo chiamati a condividere, a distribuire, ad allargare questa mensa con la carità, a farle diventare una mesa grande come il mondo, perché chiunque cerchi quel pane lo trovi, e ogni assetato possa bere l’acqua che trova in  Cristo. Tutto ciò lo esprime bene la Colletta di questa Domenica che così ci fa pregare:” fa che il pane moltiplicato dalla tua provvidenza sia spezzato nella carità, e la comunione ai tuoi santi misteri ci apra al dialogo e al servizio di tutti gli uomini.” E la carità è una presenza. E’ necessario non soltanto donare, ma donarsi! “ (R. Follereau).

Commento a cura di P. Pierluigi Mirra Passionista

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Matteo14,22-33)

Commento

L’uomo d’oggi, pur dinanzi a certe scoperte,  ieri,  e dinanzi ai segreti della natura che, scoprendoli gli si aprano davanti, sembra un po’ cinico, e pare che abbia perduto il senso del meravigliarsi. “ Che meraviglia ..Che stupore!.. Che bello!..”, parole che  udiamo poco dinanzi alla vere bellezze, o le usiamo per camuffare  la nostra delusione dinanzi a cose o persone che vogliono apparire per quello che non sono. Ci sentiamo anche padroni del mondo, ma forse per non porre in atto le gerarchie dei valori, a volte alla meraviglia e allo stupore, vediamo entrare la  cultura della paura.

Elia, leggiamo nella prima lettura, è stanco, e non sembra più meravigliarsi di ciò che il Signore opera attraverso lui, e la sua stanchezza lo fa vacillare nel coraggio di andare ,dinanzi   all’odio di Gezabele che lo insegue, e il profeta  vuole arrendersi    a Dio. Ma sul Monte Oreb fa l’esperienza di una presenza, sentendo il passaggio di Dio  che si nasconde nelle brezza marina, e obbedisce al Signore che lo invita a uscire e a  fermarsi sul monte davanti a Lui per ascoltare la voce del silenzio nel quale parla Dio, quel silenzio che lo riempie di coraggio e lo porta a riprendere il cammino per attuare i disegni di Dio. E’ da quel silenzio che ci carica della presenza di Dio nello stupore e nella meraviglia, nasce anche la. forza di andare, forse camminando anche per sentieri bui,  là , dove ci v, della quale Dio stesso è il capitano  e ci guida nella rotta .E’ vero che non sempre il mare che attraversiamo è calmo, e non sempre chi ci sta  accanto ci incoraggia nella traversata. Le tempeste che assalgono la nostra nave non sempre sono proteste del maligno, ma a volte sono previste e guidate da Cristo, dalla sua mano che ci prova nella fede e nel nostro coraggio di continuare a remare ,a volte ,controcorrente . Il Vangelo di oggi ci presenta una scena, nella quale  vediamo  Cristo che corre in aiuto ai discepoli la cui barca è sbattuta dal vento , ma il suo correre sulle acqua distorse orse la sua identità agli occhi dei discepoli per i quali divenne un fantasma, e alla paura della tempesta aggiunsero quella del fantasma in arrivo. Il dichiarare la sua  vera identità, pose nel cuore di Pietro il desiderio di camminare anche lui sulle acque incontro al Maestro, ma la fede di reggersi  sul mare venne meno e subentrò una nuova paura, tanto da gridare:” Signore, salvami!” L’invocazione produce un duplice affetto: Pietro ritorna a galla e la tempesta tace. Noi imbarcati, pur remando, forse abbiamo perduto il riferimento del punto cardinale giusto, che è la fede. E’ la fede che fa muovere  verso il punto giusto l’ago della bussola, e regola il nostro remare. E’ proprio vero che siamo”vestiti  di paura : paura del buio, della guerra, dei ladri, della disgrazia, di perdere il danaro, il lavoro la salute, gli amici. E’ segno che il termometro della fede è a bassissima quota” (A.Dini)

Commento a cura di P. Pierluigi Mirra passionista

n quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». ( Matteo 13,24-43)

COMMENTO

Leggendo il brano del Vangelo di Matteo che oggi ci viene proposto, mi viene alla mente la frase di Tagore:” Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!”

Si, perché dinanzi al male,tutti mettiamo in atto l’allarmismo del momento, tutti diventiamo pubblici ministeri, avvocati di parte, e spesso nessuno ha coraggio di assumere il ruolo dell’avvocato difensore. Dobbiamo ammettere che il male c’è nel mondo, nella Chiesa, nel cuore dell’uomo, perché siamo in viaggio, e nessuno di noi fa parte della comunità dei perfetti. Dinanzi ad ogni tipo di “zizzania” sparsa nel mondo, l’importante è rendersi conto della sua presenza, ma di avere  anche la pazienza a cui ci esorta il Maestro, di sapere attendere la mietitura per non rischiare di “fare di Il prototipo dell’attesa è ancora una volta Dio, il quale fa”nascere il sole sui buoni e sui cattivi”,non solo ma che anche  dinanzi al male non fa sfoggio della sua onnipotenza.

Dio più che metter in atto il timore, mette sul tappeto della discussione la misericordia, la quale è appunto la sua politica dell’attesa e anche del’’intervento. Dio offre a tutti, anche a chi è mascherato di zizzania di potersi redimere. Belli quei passi del libro della Sapienza ( I lettura)”Padrone della forza, tu giudichi con mitezza,quando vuoi, eserciti il, potere”.

Il Maestro del “sapere attendere” ,del “non perdere la speranza” è Dio. “ Tu sei buono, o Signore, e perdoni!”,  l’affermazione ripetuta nel versetto del Salmo 85.

Ma come fare , se oggi, il male viene seminato sotto gli occhi di tutti,  addirittura politicizzato, esaltato?              La tentazione a risponder”occhio per occhio, dente per dente”, è forte, ma la reazione dei discepoli di Gesù, più che prendere di petto il male e combatterlo, è quella di seminare il bene .    Il buon grano crescerà con la zizzania, il bene con il male, ma alla mietitura ,che sarà?

Bene afferma P. Turoldo:” Il tempo può lavorare anche per il diavolo, ma la mietitura è di Dio!.”

Non dobbiamo avere fretta, né  azzardarci a emettere sentenze, né scandalizzarci., né perderci d’animo se per un attimo si rubano il sole.

Andiamo piano ad emettere sentenze inappellabili .Fare il giudice è difficile, lasciamolo fare a Dio. Anche una casa può essere scalcinata fuori e molto bella dentro.

Così può essere l’uomo!”( A. Dini)

Commento a cura del P.Pierluigi Mirra passionista

ENGLISH VERSION

GOSPEL SUNDAY OF ORDINARY TIME XVI (July 17, 2011)
At that time, Jesus explained to the crowd another parable, saying: "The kingdom of heaven is like a man who sowed good seed in his field. But, while everyone slept, his enemy came and sowed weeds among the wheat and went away. Then, when the stem grew and bore grain, the weeds also appeared. So the servants went to the landlord and told him: "Sir, did you not sow good seed in thy field? Where did the weeds come from? ". And he answered them: "An enemy hath done this." And the servants said to him: "Shall we go and gather them up?". "No, he said, because it does not happen, gathering the weeds you root up the wheat with it. Let both grow together until the harvest and the other, and at the time of harvest I will say to the reapers, Gather the weeds first and bind them in bundles to burn them but gather the wheat into my barn "."
He exposed them another parable, saying: "The kingdom of heaven is like a mustard seed, which a man took and sowed in his field. It is the smallest of all seeds, but once grown it is larger than the rest of the garden plants and becomes a tree, so that the birds of the air come and make nests in its branches. "
He told them another parable: "The kingdom of heaven is like leaven which a woman took and mixed in three measures of flour until it was all leavened."
All these things Jesus spoke in parables to the multitudes and spoke to them only with parables, because it might be fulfilled which was spoken through the prophet:
"I will open my mouth in parables,

I will utter things hidden since the foundation of the world. "
Then he dismissed the crowd and entered the house, his disciples came to him, saying, "Explain the parable of the weeds in the field." And he answered: "He who sows the good seed is the Son of man. The field is the world and the good seed are the children of the kingdom. The weeds are the sons of the evil and the enemy who sowed them is the devil. The harvest is the end of the world and the reapers are the angels. As therefore the tares are gathered and burned in the fire, so will be the end of the world. The Son of man shall send forth his angels and gather out of his kingdom all things that offend, and them which do iniquity, and cast them into the blazing furnace where there will be weeping and gnashing of teeth. Then the righteous will shine like the sun in the kingdom of their Father. He who has ears, let him hear. " (Matthew 13.24-43)

COMMENT
Reading the passage from the Gospel of Matthew that we are now being proposed, I recall the words of Tagore, "makes more noise than a tree that falls on a forest that grows!"
Yes, because before the evil, we implement all the alarmism of the moment, all we become prosecutors, lawyers in hand, and often no one has courage to take on the role of the defense counsel. We must admit that there is evil in the world, the Church, in the human heart, because we travel, and none of us is part of the community of the perfect. Faced with all kinds of "weeds" throughout the world, it is important to be aware of his presence, but also have the patience to which the Master calls us, to know not to risk waiting for the harvest to "make the prototype of 'wait is once again God, who makes "the sun rise on good and bad", not only before but also that it can not hurt to show off his omnipotence.
God put in place more than the fear, puts on the table the discussion to mercy, which is precisely its policy of waiting and also del''intervento. God offers to everyone, even those who are masked by weeds to be able to redeem. Those beautiful passages of the Book of Wisdom (First Reading) "Lord of strength, you judge with mildness, when you want, exercises, power."
The Master of the "wait out", the "do not lose hope" is God "You are good, O Lord, forgive!", Repeated the statement in verse of Psalm 85.
But how, if today, the evil is sown in everyone's eyes, even politicized, exalted? The temptation to say "eye for eye, tooth for tooth," is strong, but the reaction of the disciples of Jesus, rather than taking head-on the evil and fight it, is to sow the good. The good seed will grow with the weeds, the good with the bad, but the harvest, which will be?
Well said Fr Turoldo: "The time may also work for the devil, but the harvest is of God."
We must not hurry, nor venture to issue rulings, nor shocked. Or lose heart if you steal a moment in the sun.
"Let's plan to issue judgments final. Being a judge is difficult, God let him do too shabby a home can be very beautiful inside and out.
So it may be the man! "(A. Dini)
Comment by Pierluigi Mirra Passionist

n quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Matteo 11,25-30)
Commento
Il testo del Vangelo di oggi, va letto tenendo conto del  contesto in cui Gesù pronunzia queste parole
Egli aveva così antecedentemente parlato:” Abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto..” Non solo , ma il Figlio dell’uomo è accusato di essere un mangione, un beone, un dipendente  nel suo operare dal diavolo. E’ strana la gente!..Quando la scomodi e la vuoi fare uscire da certezze acquisite, anche se sono certezze senza fondamento, ti aggrediscono, o addirittura vogliono fare ricadere su di te le loro situazioni.
E’doloroso ,a volte,  riconoscere i propri limiti, ma  chi agisce così si pone  nella verità dinanzi a se stesso ,a Dio e ai fratelli.  L’umiltà e la semplicità, sono due virtù che non trovano facile albergo tra gli uomini , due virtù però che sono il fondamento della dignità della persona. Lo diceva  già un poeta latino(43 a.C.): “la semplicità,cosa rarissima per i nostri tempi.”. Eppure Gesù elogia questa virtù , a cui il Padre innesta la rivelazione della verità:” Ti benedico, Padre, perché hai tenute nascoste queste cose agli intelligenti e ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli..” Nei piccoli la semplicità si coniuga con l’innocenza, e il tutto diventa un’agire senza malizia, infatti Gesù prende il bambino come modello della semplicità.
In più il bambino sa vivere nella fiducia nel padre e nella madre, e anche se la sua  è l’età dei “perché?”,  si accontenta delle risposte per l’autorità di colui che gliele da. La semplicità coniuga  con se anche il candore e l’ingenuità, intesa come avere gli occhi puliti.
E alla semplicità è unita l’umiltà!
L’uomo nella sue superbia e nel suo orgoglio si costruisce  dei “totem” che, a lui,  danno l’impressione di poter gestire. Ma la superbia e l’orgoglio portano l’uomo a rimanere solo anche umanamente.
Gesù nella sua umiltà(cfr.2,5-11) è entrato nelle trame della storia di ogni uomo per illuminare con la sua luce e per far comprendere ai sapienti del mondo che per avvicinarsi a Dio bisogna scendere dai propri troni, e non avere paura di essere azzerato nella massa. L’umiltà non annulla ma rende grandi dinanzi a Dio r a se stessi, e ci fa trovare nella verità.
Imparate da me  che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime..”, è l’affermazione di Gesù che si pone come modello di umiltà e mitezza.
E poi le persone umili e semplici trovano sempre spazio nella società per la loro discrezione, per la loro non invadenza, per il riconoscimento dei propri limiti.
Tutto ciò”perchè la semplicità e l’umiltà è la forza della vera grandezza”( De Sanctis)
Commento a cura del P. Pierluigi Mirra passionista
English version
XIV Sunday in Ordinary Time (July 3, 2011)
At that time Jesus said:
"I give you praise, Father, Lord of heaven and earth, for hiding these things from the wise and learned and revealed them to little children. Yes, Father, for so you decided in your favor. Everything has been given to me by my Father, no one knows the Son except the Father, and no one knows the Father except the Son and anyone to whom the Son will reveal him.
Come unto me all ye that labor and are heavy laden, and I will give you rest. Take my yoke upon you and learn from me, for I am meek and humble of heart, and you will find rest for your life. For my yoke is sweet and my burden light. " (Matthew 11.25-30)

Comment
The text of today's Gospel, must be read taking into account the context in which Jesus spoke these words He had spoken well before May: "We played the flute and you have not danced, we sang dirges, and you would not cry .." Not only that, but the Son of man is accused of being a glutton, a drunkard, an employee in his work of the devil. It 'strange people! .. When the uncomfortable and want to get out of certainties, certainties even though they are baseless, they attack you, or even want to make you fall on their situations.
E'doloroso sometimes recognize their limitations, but who does so is placed in the truth from himself, to God and their brothers. Humility and simplicity are two virtues that are easy hotel among men, however, two virtues that are the foundation of human dignity. Said as a Latin poet (43 BC): "Simplicity, which is extremely rare for our times.". Yet Jesus praises this virtue, which engages the Father's revelation of the truth: "I thank thee, Father, for hiding these things from the wise and prudent, and hast revealed them unto babes .." In simplicity is combined with small innocence, and everything becomes agate without malice, in fact, Jesus takes the child as a model of simplicity. In addition, the child can live in confidence in the father and mother, and although his is the age of "why?", Is satisfied with the answers to the authority of one who gives it to. Simplicity combines with the candor and ingenuity if understood as having the eyes clean. And the simplicity is combined with the humility! Man in his arrogance and his pride in the building of "totems" that, to him, give the impression of being able to manage. But the arrogance and pride lead man to be alone even humanly. Jesus in his humility (cfr.2 0.5 to 11) entered in the plots of the story of every man to shed his light and to understand the wise of the world to get closer to God to descend from their thrones, and not having fear of being closed in mass. Humility does not cancel but it makes great before God ra themselves, and makes us find the truth. "Learn from me who am meek and humble of heart, and you will find rest for your souls ..", is the assertion that Jesus is the model of humility and meekness. And then the humble and simple people are always room in society for their discretion, for their non-intrusiveness, for the recognition of its limits.
All this "because the simplicity and humility is the strength of true greatness" (De Sanctis)
Comment by Fr Pierluigi Mirra Passionist

n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». (Matteo 13,44-52)

Gesù nel Vangelo per i suoi discepoli è sempre per le scelte radicali, e non ammette compromessi o giochetti a fare riserva , né ama i panchinari in attesa. E  anche sul Regno di Dio che egli cerca di  farne comprendere ai suoi il concetto e il modo di agire nella vita . Rispetta anche  la presenza del “non bene” in mezzo al grano buono, però vuole che  chi si pone alla sua sequela abbia le idee chiare e sia coerente con le conseguenti scelte di vita. Il Regno di Dio è come un tesoro che si trova, si apprezza e  ci gioca tutto per comprarlo, perché in esso è contenuto l’essenziale per vivere  per la vita eterna. Giocarsi il resto per il tutto, è un comprendere che  la meta del nostro viaggio è oltre il tempo, è fissata nell’eternità. Essendo il Regno di Dio di una preziosità unica, vale la pena investire su di esso quello che abbiamo, perché da tale investimento vissuto  ne viene la cittadinanza della vita eterna. E’ un giocare in borsa sul sicuro, tenendo conto del rendimento altissimo che ne verrà.  Mi viene da domandarmi: dinanzi  a questa parabola del Regno, quali sono i valori su cui io investo i miei beni,  mi gioco la mia vita. Come cristiani  questo tesoro noi l’abbiamo già nelle mani, ma non basta possederlo, bisogna trafficarlo perché acquisti sempre più valore. Forse a volte ci culliamo su certezze che  non vitalizzate possono con il tempo perdere la loro lucidità e vitalità. Infatti L’apostolo Paolo, scrivendo ai Romani, ricorda che noi “siamo stati predestinati ad essere conformi all’immagine di  Cristo”. Ma questa immagine, accennata nel disegno nella nostra anima, deve essere sviluppata, portata a compimento. Per fare ciò ci voglio pennelli e colori divini. Ben  ne era cosciente Salomone, che dovendo amministrare il Regno affidatogli da Dio e guidare un popolo  , chiese al Signore la sapienza, cioè la saggezza per poter discernere, la lungimiranza per poter  guardare oltre, la mano  di Dio per non sbagliare. A noi da dove verrà questa sapienza  necessaria per potere gestire e vivere con coerenza la nostra scelta radicale, e fare diventare sempre più preziosa la perla trovata?  La sapienza vera ed unica si attinge dal Vangelo, che per i discepoli di Gesù, oggi come ieri, non deve essere un libro qualsiasi o inerte, ma una guida carica di vitalità che ci da certezze per la vita eterna. Ben scriveva Don Primo Mazzolari:

”Io penso che se noi dovessimo possedere il Vangelo, e ci lasciassimo guidare da esso, saremo meno infelici.” Il Vangelo scomoda, rompe a volte i nostri piani, ma non sono le ricette che contengono palliativi a ridare vita e salute.” Il Vangelo non va considerato  un miele disteso sulla vita: è ben atra cosa. È fuoco e forza di Dio”                  ( Paolo VI)   - Commento a cura del P .Pierluigi Mirra passionista

uel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».  (Matteo 13,1-23)

COMMENTO

Riuscirà un po’ difficile ai giovani di oggi immaginare la figura del seminatore che getta il seme tra le zolle preparate per la semina. Ma  ai tempi di Gesù tale figura era popolare, ed ecco che lui ne fa il soggetto di una  delle sue più belle parabole ,che oggi la Chiesa  ci offre come pane  spirituale.

Una parabola che riportano  tutti e tre i Sinottici. In Matteo  è seguita dalla parabola del “grano buono e la zizzania”(cfr 13,24-30).

Dal racconto di Gesù raccogliamo la storia di una semina che  ha gli esiti diversi della crescita  e nel raccolto .Alcuni esegeti nella spiegazione che ne segue vogliono vedere un’opera della prima comunità cristiana, che , letta la parabole, ha cercato di attualizzarla.

Il seme cade, ma il terreno…. Il seme gettato dal seminatore cade sempre, al di la di dove va cadere.

Però, cadendo su quattro terreni diversi, varia non solo nell’attecchire, ma anche nello germoglio e lo sviluppo. Di per se  il seme è uguale, ma la differenza la fa il terreno dove  esso cade.

 

I quattro terreni:

- Il terreno sassoso è impermeabile: E la strada, col passare di carretti e di viandanti è resa dura.                               Il seme vi cade, ma rimane in superficie, facile preda degli uccelli.

-Il terreno poco profondo, ha in se l’humus per fare attecchire, ma non gli permette di porre radici, e il germoglio secca.                                                                                                                                                                                          -  Il terreno incolto, lasciato alle spine e ai rovi, da al seme la possibilità di attecchire, di germogliare, ma le manca l’aria e il sole, e la pianta si ripiega sulle sue fragili radici.                                                                                                   –Il terreno fertile. Gesù è ottimista e apre sempre il cuore alla speranza, perciò per Lui non  può morire il seme gettato. Esso troverà il terreno disponibile in tutti i sensi, un terreno fecondo, dove il seme attecchisce, germoglia, cresce, e poi da frutto…” dove il sessanta, dove il cento per uno”. Gesù nella sua spiegazione della parabola   fa leva sulla tipologia degli ascoltatori .

I primi si limitano ad ascoltare, ma solo l’ascolto non basta. I secondi sono gli entusiasti, ma questi non reggono alla distanza .Gli altri sono interessati,ma il loro interesse è frammisto ad altri interessi che uccidono il seme. Gli ultimi sono non solo gli ascoltatori, ma quelli che il seme lo coltivano con interesse e amore.

La spiegazione che ne da Gesù delucida obiezioni e problemi, e ci fa comprendere che Dio parla, e la sua parola è seme sano, che ha in se stesso la vita, e che i vari tipi di terreno sono il cuore dell’uomo duro o distratto, forse eccessivamente preoccupato, o disponibile e fecondo a rendere concreta la speranza racchiusa nel seme.

Noi vogliamo andare oltre ogni possibile esegesi, e tenere conto dei giorni che viviamo  e come la parola di Dio abbia successo o insuccesso in noi. Noi siamo per il successo e vogliamo che essa arrivi a tutti.

Ed ecco che come ascoltatori siamo chiamati ad essere attenti uditori, e fare si che la parola entra dentro di noi, la metabolizziamo, la facciamo nostra. Però dobbiamo anche mettere in atto gesti e atteggiamenti che la rivelino agli altri. E mai deve venire meno in noi la certezza che la Parola di Dio è creativa, e porterà, prima o poi, i suoi frutti.

Commento a cura del P. Pierluigi Mirra passionista

 

Commentary on the Gospel - the fifteenth Sunday in Ordinary Time (10/06/2011)
That day Jesus left the house and sat by the sea. It is such a crowd gathered around him that he got into a boat and sat down, the whole crowd stood on the beach.
He told them many things in parables. He said: "A sower went out to sow. And as he sowed, some fell along the road and the birds came and ate it. Some fell on stony ground, where there was not much soil, and immediately they sprang up, because the soil was not deep, but when the sun rose it was scorched, and they had no root, withered away. Others fell on thorns, and thorns grew up and choked. Other seeds fell on good ground and yielded fruit: some a hundredfold, some sixty, some thirty. He who has ears, let him hear. "
Then the disciples approached him and asked, "Why speak to them in parables?". He said to them: "To you is given to know the mysteries of the kingdom of heaven, but to them it is given. For to him who has will be given and shall have abundance: but from him that hath shall be taken away even what he has. This is why I speak to them in parables: because they do not see watching, hearing not listening or understanding.
Thus is fulfilled the prophecy of Isaiah to them that says:
"You will hear, yes, but never understand,
watch it, yes, but never perceive.
Because the heart of this people has become insensitive
ears are dull of
they have closed their eyes,
because they see with their eyes,
do not listen with their ears
and understand with their heart
and should be converted and I heal them. "
But blessed are your eyes because they see and your ears because they hear. Verily I say unto you, many prophets and righteous men desired to see a lot of what you see, but did not see, and hear what you hear, but not listened to him!
You then hear the parable of the sower. Whenever anyone hears the word of the kingdom and does not understand, is the Devil and carries off what was sown in his heart: this is the seed sown along the road. What was sown on rocky places is the one who hears the word with joy and acceptance once, but has no roots and is inconsistent in itself, so that, when tribulation or persecution comes because of the word, immediately he falls away. What was sown among the thorns is he who hears the Word, but the cares of the world and the seduction of riches choke the word and it proves unfruitful. The seed sown on good ground is he who hears the Word and understands it, these bears fruit and yields a hundredfold, some sixty, some thirty. " (Matthew 13.1 to 23)
COMMENT
Will a little 'difficult for young people today to imagine the figure of the sower who sows the seed between the plates prepared for planting. But in Jesus' time this figure was popular, and here he makes the subject of one of his most beautiful parables, that today the Church offers us as spiritual bread. A parable that show all three Synoptics. In Matthew's parable is followed by "good wheat and the tares" (cf. 13,24-30).
Collect from the story of Jesus story of a seed that has the different outcomes of growth and harvest. Some commentators in the explanation that follows want to see a work of the first Christian community, which, after reading the parables, has tried to maintain its relevance.
The seed falls, but the ground .... The seed sown by the sower always falls, where it goes beyond the fall. However, falling in four different soils, varies not only nell'attecchire, but also in the bud and development. By itself the seed is the same, but the difference is the ground where it falls.

The four grounds: - The stony ground is water: And the road, with the passage of carts and travelers has made hard. The seed will fall, but remains on the surface, easy prey for birds. The medium-shallow, has in the humus to make root, but does not allow him to put roots and the bud dry. - The waste ground, thorns and brambles to the left, from the seed can take root, to germinate, but it lacks the air and the sun, and the plant folds its fragile roots. -The fertile soil. Jesus is always optimistic and open our hearts to hope, therefore, can not die for Him the seed sown. It will find available land in all directions, a fertile soil where the seed takes root, sprouts, grows, and then fruit ... "where sixty, a hundredfold." Jesus in his explanation of the parable builds on the typology of listeners. The first is simply to listen, but listening is not enough. The latter are enthusiasts, but these do not stand up to the distance. The others are concerned, but their interest is mixed with other interests that kill the seed. The latter are not only listeners, but those who cultivate the seed it with interest and love. The explanation that Jesus elucidates problems and objections, and makes us understand that God speaks, and his word is the seed sound, which has life in himself, and that the various types of land are a man's heart hard or distracted, perhaps overly concerned, or available to make concrete and fruitful hope contained in the seed. We want to go beyond all possible exegesis, and take account of the days we live and how the word of God in us to be successful or unsuccessful. We are for success and we want it to reach everyone. And here is that as listeners we are called to be attentive listeners, and make sure that the word gets inside of us, the metabolism, we do ours. But we also need to implement actions and attitudes that reveal to others. It must never be questioned in our certainty that the Word of God is creative, and will, sooner or later bear fruit.
Comment by Fr Pierluigi Mirra Passionist

n quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Giovanni 6,51-58)

 

 

 

Commento

 

Nella tarda estate del (1263-64?), Pietro di Praga , un sacerdote boemo, in viaggio verso Roma, si era fermato a celebrare l’Eucarestia nella Chiesa di S. Cristina in Bolsena. Durante le celebrazione, dopo la consacrazione ,lo assalirono dubbi sulla presenza  reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati. Alla frazione del pane ai suoi occhi appare un prodigio: l’ostia che ha tra le mani distilla sangue.

 

La paura diede posto al panico. Infatti Pietro ,stringendo tra le mani corporale ,purificatoio e  ostie, si pose a correre , lasciando tracce di sangue sul pavimento.  Ad Orvieto soggiornava  Papa Urbano IV,il quale accolse tra le mani le sante reliquie. Dopo  gli accertamenti del caso, e anche dietro le rivelazioni della belga Beata Giuliana di Cornillon, istituì la festa del Corpus Domini, affidando a S. Tommaso D’Aquino  il compito di preparare i testi della liturgia, mentre sulla Santa Reliquia si alzava , negli anni, il monumentale Duomo di Orvieto. E da allora i cristiani hanno sempre celebrato la Solennità del Corpus Domini, con riti  e processioni.

 

L’Eucarestia è il Mistero della fede che si traduce nel Mistero dell’amore.

 

Quel pane impastato di lavoro e sudore dell’uomo, insieme al vino, è da Gesù, nell’Ultima Cena, cambiato in  sacramento del suo corpo e del suo sangue, un pegno del suo amore, che diventa  anche pegno di vita eterna.

 

Gesù, prima di arrivare alla sera  del Cenacolo, aveva  più volte parlato del suo corpo, e offerto la sua carne”per la vita del mondo”. E a Cafarnao era stato molto esplicito (cfr Gv.6,51-71) nell’offrire il suo corpo” come vero cibo e il suo sangue come vera bevanda… E a chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna..”. Non solo, ma mangiando questo pane e bevendo di questo sangue, è completo l’innesto in Lui. Un innesto non solo di grazia, ma anche  di  vita eterna.. “Chi si ciba di questo pane vivrà in eterno”.

 

L’Apostolo Giovanni ci riporta anche le reazioni che ebbero al sapore di tale linguaggio, ritenuto”duro”, non solo i Farisei  ma anche alcuni discepoli che abbandonarono il Maestro. Ma Gesù non ha paura di rimanere solo, egli non tradisce se stesso e la sua identità e dice ai discepoli rimasti:” Volete andarvene anche voi?..” E Pietro, a nome di tutti:” Signore, da chi andremo…Tu solo ahi parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto che tu sei il Figlio di Dio.” Tutto ciò crea umanamente meraviglia e  stupore, ma anche deve suscitare in noi sentimenti che vanno al di là della fede, sentimenti che ci fanno prostrare in adorazione dinanzi a Cristo presente nel Sacramento dell’Eucarestia., non solo, ma deve farci sentire quasi”deificati” dopo avere partecipato alla mensa del pane e del vino, e avere mangiato Cristo! Come sempre, siamo distratti, abbiamo altrove le nostre attenzioni, e non focalizziamo lo sguardo dello spirito su questo grande mistero, vincendo la mediocrità e   rifugiandoci in quella  adorazione del  Mistero che ci fa sentire con Cristo in Paradiso.

 

Commento a cura del P. Pierluigi Mirra passionista

 

 

 

 

 

 

 

English version

 

FEAST 'OF CORPUS CHRISTI (June 26, 2011)
At that time, Jesus told the crowd:
"I am the living bread which came down from heaven. If anyone eats of this bread will live forever and the bread that I will give is my flesh for the life of the world. "

Then the Jews began to argue sharply among themselves: "How can this man give us his flesh to eat?".
Jesus said to them: "Verily, verily I say unto you, unless you eat the flesh of the Son of Man and drink his blood, you have no life in you. Whoever eats my flesh and drinks my blood has eternal life and I will raise him on the last day. For my flesh is true food and my blood is drink indeed.

Whoever eats my flesh and drinks my blood remains in me and I in him. As the Father who has life sent me, and I live by the Father, so whoever eats me will live for me. This is the bread which came down from heaven, not like what the fathers ate and died. Whoever eats this bread will live forever. " (John 6:51-58)

Comment
In late summer (1263-64?), Peter of Prague, a Bohemian priest, traveling to Rome, he had stopped to celebrate the Eucharist in the Church of St. Christina in Bolsena. During the celebration, after the consecration, they attacked him doubts about the real presence of Jesus in the consecrated bread and wine. The breaking of bread in his eyes is a wonder: the host that distills the blood from his hands.
The fear gave place to panic. In fact, Peter, clutching the body, and purificator hosts, he started to run, leaving traces of blood on the floor. Pope Urban IV was staying in Orvieto, which received the holy relics in his hands. After the necessary investigations, and also behind the revelations of the Belgian Blessed Juliana of Cornillon, instituted the feast of Corpus Christi, entrusting to St. Thomas Aquinas, the task of preparing the texts of the liturgy, while the Holy Relic was rising over the years, the monumental Cathedral of Orvieto. And since then Christians have always celebrated the Solemnity of Corpus Christi with processions and rituals.
The Eucharist is the mystery of faith which results in the mystery of love.
That bread mixed work and sweat of man, together with wine, is Jesus, the Last Supper, the sacrament of his body changed and his blood, a token of his love, who also became a pledge of eternal life.
Jesus, before arriving in the evening of the Last Supper, had repeatedly spoken of his body, and offered his flesh "for the life of the world." It was very explicit in Capernaum (cf. Gv.6 0.51 to 71) offering his body "like real food and real drink his blood as ... And who eats my flesh and drinks my blood has eternal life .. ". Not only that, but eating this bread and drink this blood, the graft is complete in Him A graft not only grace but also of eternal life .. "He who eats this bread will live forever."
The Apostle John also brings us the reactions that had the flavor of this language, considered "hard", not only the Pharisees but also some of the disciples who abandoned the Master. But Jesus is not afraid to be alone, he betrays himself and his identity and tells the disciples were: "you also go away? .." And Peter, on behalf of all: "Lord, to whom shall we go ... You alone ouch words of eternal life, and we believe that you are the Son of God "Everything humanly creates wonder and amazement, but must arouse in us feelings that go beyond faith, feelings that make us bow down in worship before Christ present in the Sacrament of the Eucharist. not only that, but it should make us feel almost "deified" after having participated in the banquet of bread and wine, and have eaten Christ! As always, we are distracted, we have our attention elsewhere, and not focus the gaze of the spirit of this great mystery, winning the mediocrity and taking refuge in the adoration of the mystery that makes us feel in heaven with Christ.
Comment by Fr Pierluigi Mirra Passionist
 

 

Altri articoli...

INVIA COMUNICATO STAMPA

Per poter pubblicare i tuoi comunicati stampa, corredati da foto,  scrivi un'email a comunicati@primapaginaitaliana.it

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere costantemente aggiornato sulle notizie più lette della settimana, che riceverai sulla tua mail. E' un servizio assolutamente gratuito.